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Nuova figura dell’assistente infermiere, tre consiglieri regionali chiedono di fermarsi prima del via libera in Veneto

Bigon, Luisetto e Sambo presentano un’interrogazione in Regione a Venezia: “Regole poco chiare su compiti e responsabilità, rischio confusione nei reparti e possibili problemi legali per il personale”

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Uno stop temporaneo prima di andare avanti. È questa la richiesta avanzata dai consiglieri regionali Bigon, Luisetto e Sambo, che a Palazzo Ferro Fini hanno depositato un’interrogazione rivolta all’assessore alla Sanità della Regione del Veneto sull’introduzione dell’assistente infermiere nelle strutture del servizio sanitario regionale.

Il documento prende spunto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 28 febbraio 2025, che recepisce l’accordo tra Stato e Regioni sulla nascita del nuovo profilo professionale, e dal piano strategico approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 27 novembre 2025. Secondo i firmatari, però, questi provvedimenti presenterebbero diverse criticità sul piano delle regole e dell’organizzazione dei servizi.

Nel mirino dei consiglieri c’è soprattutto la definizione stessa dell’assistente infermiere, che – sostengono – mescola in modo poco chiaro le mansioni dell’operatore socio-sanitario con quelle dell’infermiere. Una sovrapposizione che, a loro avviso, renderebbe incerti i confini di competenza e le responsabilità, con possibili conseguenze anche dal punto di vista civile e penale.

L’interrogazione sottolinea inoltre che le norme attribuiscono all’infermiere la responsabilità generale dell’assistenza, pur prevedendo che l’assistente infermiere possa svolgere attività sanitarie in situazioni definite di “stabilità clinica”. Un’espressione che i consiglieri giudicano vaga, soprattutto pensando ai pazienti anziani e con più malattie, molto presenti anche negli ospedali e nelle strutture territoriali del Veneto.

«La stabilità clinica può venire meno in pochi minuti – affermano – e in quei casi non è chiaro come vengano distribuite le responsabilità tra chi assegna il compito e chi lo svolge». Il timore è che il peso delle eventuali conseguenze possa ricadere in modo improprio sugli infermieri.

Altro punto sollevato riguarda la collocazione giuridica della nuova figura, che non rientra tra i professionisti sanitari regolati dalla cosiddetta Legge Gelli-Bianco, la normativa che disciplina la responsabilità professionale in ambito sanitario. Una mancanza che, secondo i firmatari, apre interrogativi sulla tutela degli operatori.

Da qui la richiesta alla Giunta regionale di attivare una moratoria in Veneto sulla formazione e sull’introduzione dell’assistente infermiere, per consentire – spiegano – un approfondimento condiviso su ruolo, funzioni e responsabilità. Un percorso che, concludono, dovrebbe coinvolgere le rappresentanze degli infermieri e degli operatori socio-sanitari, “nell’interesse della sicurezza delle cure e della qualità del servizio sanitario regionale”.

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