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Artigianato veneziano
27.02.2026 - 15:08
Foto dell'incontro
Un percorso per ottenere il marchio IGP anche per le maschere tradizionali e per le imbarcazioni della cantieristica veneziana. È questo il cuore dell’incontro che si è svolto ieri mattina a Venezia tra l’assessore al Commercio e alle Attività produttive, Sebastiano Costalonga, i Maschereri e gli operatori della cantieristica, alla presenza di Matteo Masat per Confartigianato e di Giampaolo Toso per CNA.
L’obiettivo è chiaro: ottenere l’Indicazione Geografica Protetta per le opere di due categorie simbolo dell’artigianato lagunare, così da tutelare in modo concreto l’identità produttiva della città.
Costalonga ha ricordato come Venezia sia stata capofila in Europa nell’estensione del marchio IGP ai prodotti non alimentari, coinvolgendo la Commissione Europea dopo il periodo post-Covid. Un passaggio che ha permesso di inserire anche lavorazioni artigianali, come vetro e merletto, tra quelle protette dal sistema europeo di tutela dell’origine.
Il marchio, ha spiegato l’assessore, non è solo un’etichetta di prestigio, ma una garanzia per chi acquista: consente di distinguere subito un prodotto autentico da un’imitazione. E soprattutto introduce una tutela più forte: con l’IGP la contraffazione diventa reato penale. In pratica, non si parla più soltanto di controlli burocratici sulle carte, ma di strumenti concreti per colpire chi vende falsi, con la possibilità di accedere anche a fondi europei destinati ai controlli.
Nel corso del confronto si è parlato anche del contrasto al degrado commerciale nel centro storico di Venezia. Dopo la delibera contro la cosiddetta “antipaccottiglia”, l’amministrazione sta lavorando con le Università per migliorare il decoro delle vetrine e spinge a livello nazionale per modificare la Legge Bersani, così da permettere ai Comuni di avere maggiore autonomia nei centri storici.
Per i Maschereri veneziani si traduce in una difesa più netta contro la vendita di prodotti di bassa qualità che sfruttano il nome della città senza rispettarne la tradizione.
Dal tavolo è emerso con forza anche il tema della mancanza di manodopera specializzata nei cantieri. Il riconoscimento IGP viene visto come un possibile motore di rilancio: rendere il mestiere più riconosciuto e tutelato può attirare nuovi giovani verso l’arte del legno e della costruzione navale tradizionale.
In questa direzione si inserisce l’idea di rafforzare il legame con le scuole, avviando percorsi di alternanza tra aule e botteghe, grazie a una collaborazione annunciata con la Regione e le associazioni di categoria.
Un altro punto centrale riguarda la definizione di un disciplinare condiviso tra tutti i maestri d’ascia, necessario per ottenere il marchio IGP anche per le imbarcazioni tradizionali veneziane. L’intento è proteggere non solo il prodotto finale, ma anche i saperi artigiani tramandati nel tempo, mantenendo viva la storia della laguna senza rinunciare a innovazioni che non ne snaturino l’identità.
Costalonga ha inoltre sottolineato il ruolo responsabile delle associazioni di categoria, che – ha detto – hanno saputo mettere da parte interessi particolari per salvaguardare l’impianto generale delle nuove regole.
Per Confartigianato, ha dichiarato Masat, il marchio rappresenta uno strumento decisivo per valorizzare autenticità e creatività delle imprese veneziane, frutto di un lavoro condiviso fin dall’inizio con istituzioni e artigiani.
Anche Toso, per CNA, ha parlato di un’opportunità in più per le aziende che portano avanti mestieri tradizionali, ribadendo la disponibilità dell’associazione a continuare il confronto con l’amministrazione per distinguere in modo chiaro le produzioni tipiche da quelle che danneggiano l’immagine di Venezia e, più in generale, del Veneto.
In chiusura, l’assessore ha raccolto con favore l’entusiasmo dei Maschereri per l’iniziativa sperimentata durante il Carnevale, che ha consentito loro di esporre un banco all’esterno delle botteghe. Un’esperienza che, vista la natura temporanea delle concessioni di suolo pubblico, potrà essere riproposta anche in altre occasioni.
Il traguardo resta quello di “blindare” l’eccellenza dei Maschereri e degli artigiani della cantieristica veneziana, proteggendo chi tramanda la storia della laguna da chi sfrutta il nome di Venezia con prodotti di scarsa qualità.
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