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Virus dell'Ibr nelle stalle del Trentino: 200 bovini abbattuti tra Ala e Avio

Contagiato il bestiame da latte, si teme l'ulteriore diffusione della malattia

Virus dell'Ibr nelle stalle del Trentino: 200 bovini abbattuti tra Ala e Avio

Foto di repertorio

Il virus della rinotracheite infettiva bovina (Ibr) ha colpito ancora il Trentino, costringendo le autorità sanitarie ad abbattere circa 200 bovini di quattro aziende agricole. La malattia, causata dall’Herpesvirus, ha messo in difficoltà diversi allevamenti da latte nella zona, con gravi ripercussioni sull'apparato respiratorio e riproduttivo degli animali.

Il contagio, che è avvenuto in modo probabilmente indiretto, attraverso il contatto con capi provenienti da aziende agricole venete, ha portato alla diffusione del virus dopo anni di assenza di casi nel Trentino. Già dall’autunno scorso si erano registrati i primi episodi, inizialmente considerati isolati, ma la situazione è peggiorata a partire da gennaio, con nuovi casi emersi nelle stalle trentine.

La causa principale dell’infezione sembra risiedere nell'ingresso di bovini da regioni non coperte da un piano di eradicazione come nel Trentino, dove da oltre vent'anni vengono effettuati test semestrali su tutti gli allevamenti. Mentre il Trentino ha adottato rigidi protocolli di profilassi e prevenzione, il Veneto, dove il piano di eradicazione dell’Ibr non è mai stato attuato, risulta essere una zona ad alto rischio di contagio.

Purtroppo, la legge provinciale prevede che i capi positivi siano abbattuti, senza possibilità di risarcimento per le aziende coinvolte. Giacomo Broch, presidente della Federazione allevatori del Trentino, ha richiesto maggiore supporto per gli allevatori colpiti, auspicando anche la conclusione delle trattative con i veterinari delle province di Trento e Verona per monitorare le mandrie destinate agli alpeggi della Lessinia e del Monte Baldo.

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