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Il Castello di Thiene si veste di primavera: rose in fiore tra storia e paesaggio

Il 25 e 26 aprile il parco storico raggiunge il culmine della fioritura, tra pergolati, mura antiche e suggestioni romantiche

Il Castello di Thiene si veste di primavera: rose in fiore tra storia e paesaggio

Foto di repertorio

Nel cuore della primavera, il Castello di Thiene apre le sue porte in uno dei momenti più affascinanti dell’anno. Sabato 25 e domenica 26 aprile il parco storico si presenta infatti al massimo splendore, con la fioritura delle rose che trasforma il complesso in un vero e proprio scenario romantico.

Le rose rampicanti si arrampicano lungo le mura fino a sfiorare le merlature, mentre la cedraia si accende di sfumature che vanno dal bianco crema al rosa antico, fino ai toni più intensi dell’arancio e del rosso carminio. Il pergolato accompagna i visitatori in un percorso immersivo, dove natura e architettura dialogano in equilibrio.

Esteso su circa 12 mila metri quadrati e racchiuso entro una storica cinta muraria, il parco conserva le tracce delle trasformazioni avvenute nel tempo. L’impianto attuale risale alla fine dell’Ottocento, quando l’architetto Antonio Caregaro Negrin ne ridisegnò gli spazi secondo il gusto del giardino romantico. L’ingresso è segnato da un viale di magnolie grandiflora, che introduce a un paesaggio fatto di scorci, prospettive e memorie storiche.

A tagliare il complesso è la roggia, un canale artificiale realizzato nel 1281 dalla comunità locale per l’irrigazione dei campi, elemento fondamentale per lo sviluppo economico del territorio nei secoli. Le sue acque alimentavano un tempo anche la peschiera che circondava la grotta ellittica progettata nel 1580 da Cristoforo Sorte, ancora oggi visibile con il suo rivestimento in rocce spugnose.

Dimora privata della famiglia Thiene, il castello rappresenta un unicum nel panorama veneto, sospeso tra fortificazione medievale e villa pre-palladiana. Oltre al parco, la visita permette di accedere agli interni storici, con sale arredate, affreschi realizzati da Giovanni Battista Zelotti e Giovanni Antonio Fasolo, e una significativa raccolta di ritratti equestri del Seicento.

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