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Tentato suicidio in carcere minorile, l’appello del PD: “Servono più sostegno e percorsi educativi”

Dopo un gesto estremo sventato, richiesta più attenzione al recupero e al reinserimento

Tentato suicidio in carcere minorile, l’appello del PD: “Servono più sostegno e percorsi educativi”

Foto di repertorio

Un tentato suicidio, fortunatamente sventato grazie al tempestivo intervento della polizia penitenziaria e del personale del Suem 118, riaccende l’attenzione sulla situazione all’interno del carcere minorile.

A intervenire sul tema sono Emanuela Pizzardo ed Elisa Osti, componenti del Partito Democratico di Rovigo, che invitano a una riflessione profonda. “Quando un giovane tenta di togliersi la vita, spiegano, non importa se sia detenuto o meno: è un fatto grave che obbliga ad interrogarsi sulle condizioni in cui si trova”.

L’obiettivo, sottolineano, non è fare polemica, ma prevenire nuove tragedie. Per questo diventa fondamentale rafforzare i percorsi di sostegno, sia psicologico sia educativo. “Parliamo di ragazzi che hanno sbagliato e stanno scontando la loro pena, ma che un domani torneranno a far parte della società”.

Secondo le esponenti del PD, è proprio durante la detenzione che si gioca una partita decisiva: offrire strumenti concreti per il reinserimento, attraverso progetti e attività che rendano effettivo il valore rieducativo della pena.

Da qui anche la critica a chi, soprattutto sui social, invoca punizioni esemplari senza considerare il futuro di questi giovani. “Il vero tema, è evitare che qualcuno arrivi a pensare che togliersi la vita sia una soluzione. Sarebbe questo il vero fallimento delle istituzioni”.

Un appello, quindi, ad investire di più sulle strutture e sui percorsi di recupero, nell’interesse dei ragazzi e dell’intera collettività.

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