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La grande fuga dei giovani trentini: oltre mille all’anno partono all’estero

In compenso molti altri arrivano da altre regioni italiane, con un saldo migratorio positivo per la provincia

La grande fuga dei giovani trentini: oltre mille all’anno partono all’estero

Foto di repertorio

È un fenomeno che cresce costantemente quello della "fuga dei giovani trentini": nel 2023 ben 1.146 persone hanno lasciato il Trentino per cercare opportunità all'estero, un dato che quasi raddoppia rispetto ai 609 espatriati registrati dieci anni prima. Questo flusso di partenza segna un saldo negativo, con una perdita di 592 residenti all’anno. Nonostante ciò, la provincia di Trento non è in declino. Al contrario, ha visto un incremento del 2023 con 584 nuovi residenti giunti dal resto d’Italia.

I dati sono stati presentati ieri durante un incontro provinciale intitolato "Mobilità giovanile: realtà e prospettive in Italia e in Trentino". Vincenzo Bertozzi, dirigente dell'Ispat, ha analizzato la situazione demografica del Trentino, evidenziando come il saldo migratorio con le altre province italiane sia positivo. Nel 2023, infatti, il Trentino ha guadagnato 1.138 residenti rispetto alla mobilità interna, grazie soprattutto all’arrivo di 4.049 persone dalle altre regioni italiane. Tra queste, la fascia più dinamica è quella dei giovani tra i 18 e i 29 anni, con un saldo positivo di +355 unità.

Tuttavia, il rapporto con l'estero racconta una storia ben diversa. La provincia ha registrato un saldo migratorio negativo per tutte le fasce d'età, tranne per gli over 65. La fascia giovanile, in particolare, ha visto un peggioramento drastico: nel 2023, il saldo migratorio tra i 18-29 anni è stato di -353, con un’ulteriore perdita di giovani laureati che decidono di cercare fortuna all’estero.

Questo fenomeno non è dovuto a un'emergenza economica, ma a motivi legati alla qualità della vita e al mercato del lavoro. Secondo un’indagine qualitativa condotta da Sabrina Berlanda e Maria Nardello della Fondazione Demarchi, i giovani trentini lasciano la provincia non per necessità economiche, ma per sfuggire a un ambiente lavorativo che spesso li costringe a subire gavette e a non avere responsabilità concrete. In paesi esteri, invece, i giovani trovano opportunità migliori: meritocrazia, stipendi più alti, minori difficoltà burocratiche e maggiore attenzione alla famiglia, tra cui congedi parentali e pari opportunità.

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