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tassa soggiorno
15.02.2026 - 03:49
Foto di repertorio
Una tassa di soggiorno che, così com’è stata pensata, rischia di non favorire il lavoro e di penalizzare le strutture ricettive locali. È la posizione di alcuni albergatori e di Francesco Miazzi ha portato la questione nell’ultimo Consiglio comunale, chiedendo il ritiro del provvedimento e una sua revisione complessiva. La maggioranza però è andata dritta per la sua strada, confermando l’attivazione dal 1° luglio, per le 30 strutture ricettive presenti nel territorio una tariffa di 2,50 euro a notte per l’hotel a quattro stelle, 1,50 euro per l’albergo a due stelle e per le altre strutture. La tassa si applicherà nei primi 5 giorni di pernottamento, anche non consecutivi, nell’arco temporale di 30 giorni e porterà nelle casse del Comune una previsione di 40 e 50 mila euro annui.
Il Comune ha motivato l’introduzione dell’imposta anche con l’elevato numero di lavoratori che soggiornano a Monselice per motivi professionali. Proprio qui, però, si concentra la critica dell’opposizione: chi arriva in città per lavorare è tenuto a pagare la tassa per i primi cinque giorni di pernottamento, un costo che, secondo Miazzi, rende le strutture monselicensi meno competitive rispetto a quelle dei Comuni vicini. Il sindaco Stefano Peraro e la giunta però non hanno fatto un passo dietro e hanno fatto approvare il provvedimento con i soli voti della maggioranza: «Anche altri Comuni vicini l’hanno istituita e per venire appunto incontro a chi ospita operai in trasferta, su suggerimento proprio delle strutture ricettive, abbiamo deciso che l’imposta si ferma al quinto giorno e anche per chi li fa non consecutivi, all’interno dei trenta giorni» sottolinea Peraro «Ci sono anche delle esenzioni, come per chi assiste i malati e chi assiste minori. Siamo andanti incontro a molte esigenze degli operatori e siamo certi che questa imposta non andrà a incidere sulle presenze nella nostra città.
In ultima, le procedure di riscossione saranno le meno burocratiche possibile, sempre in accordo con gli albergatori» conclude Peraro. Non la pensano però gli addetti al settore: «Monselice non è una città turistica: circa l’80 per cento delle persone che pernotta nelle nostre strutture sono operai, lavoratori o persone che arrivano per cure mediche. Per noi albergatori questa tassa rappresenta soprattutto un enorme aggravio burocratico e, se commettiamo anche solo un errore formale, rischiamo multe e conseguenze legali» spiega Davide, gestore dell’affittacamere Due Mori anche a nome degli altri operatori. «È un deterrente evidente: perché una persona dovrebbe pagare di più per dormire a Monselice, quando può andare nei Comuni vicini dove la tassa non c’è? È una misura che ci sta danneggiando seriamente. Capisco che il Comune abbia bisogno di risorse, ma questa sembra la strada più semplice. Si tratta di un regolamento che penalizza tutti e che rischia di allontanare clienti invece di incentivare il turismo».
Giada Zandonà
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