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Violazione dei diritti umani
10.11.2025 - 16:08
Alberto Trentini, foto del sito Hostage Aid Worldwide
Un anno di silenzio, paura e attese senza risposta. È il lungo percorso che sta vivendo la famiglia di Alberto Trentini, cooperante veneziano di 46 anni originario di Venezia, detenuto dal 15 novembre 2024 nel carcere El Rodeo I di Caracas. Le notizie che filtrano dalla prigione parlano di punizioni improvvise, isolamento e trattamenti definiti “disumani” dalle principali ONG venezuelane.
Trentini, attivista di Humanity&Inclusion, ha potuto parlare con i genitori, Armanda ed Ezio, solo tre volte dall’inizio della detenzione, rassicurandoli sulla propria salute ma senza poter dare certezze sul futuro. “Nove mesi sono troppi”, aveva commentato la madre, esprimendo tutta l’angoscia che accompagna la famiglia.
Lo scorso agosto, durante la Mostra del Cinema di Venezia, colleghi e attivisti locali avevano organizzato una manifestazione per chiedere la liberazione del cooperante. Ma la crisi politica e sociale del Venezuela, segnata da inflazione galoppante, carenza di beni di prima necessità e repressione delle proteste, ha reso sempre più fragile la vita dei detenuti.
Le organizzazioni non governative venezuelane “Justicia, encuentro y perdón” e il “Comité por la libertad de los presos políticos” hanno lanciato nuovi allarmi sulle condizioni nel carcere, parlando di percosse, restrizioni alimentari, sospensione delle visite e isolamento prolungato. Tra i casi segnalati ci sono quelli di quattro attivisti rinchiusi in totale isolamento, ammanettati per tutto il giorno e senza accesso a farmaci essenziali.
“Non si tratta di episodi isolati, ma di pratiche sistematiche di tortura fisica e psicologica”, denunciano le ONG. Le autorità carcerarie venezuelane non forniscono spiegazioni, lasciando i familiari e la comunità internazionale senza risposte.
Anche i tentativi diplomatici dell’inviato speciale Luigi Maria Vignali hanno avuto effetti limitati, mentre le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Venezuela, come ricordato dal ministro Antonio Tajani, rischiano di far passare in secondo piano i casi umanitari. La famiglia Trentini continua a chiedere un intervento concreto del governo italiano, affinché Alberto non sia lasciato solo nella sua drammatica situazione.
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