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Cronaca
06.01.2026 - 18:11
Angelika Hutter, foto profilo di Facebook
Angelika Hutter non è più in pericolo di vita. La donna tedesca di 34 anni, che il 6 luglio 2023 a Santo Stefano di Cadore travolse e uccise tre membri della stessa famiglia, resta ricoverata all’ospedale di Borgo Trento a Verona, dove si trova dal 30 dicembre scorso dopo essere stata investita da un’auto. Superata la fase più critica, è ora in attesa di essere trasferita dalla terapia intensiva a un reparto ordinario.
L’incidente è avvenuto lungo la strada Ronchesana, nei pressi di Ronco all’Adige, dove la Hutter è stata colpita da una Volvo XC60 guidata da un uomo di 77 anni, residente nel Veronese. Il conducente è stato iscritto nel registro degli indagati per lesioni gravissime, un atto definito “dovuto” dagli inquirenti. Dai primi accertamenti della Polizia stradale emerge che l’uomo procedeva a velocità regolare e che avrebbe tentato una frenata per evitare l’impatto.
Secondo quanto riferito da chi ha avuto modo di vederla in ospedale, Angelika Hutter appare lucida e cosciente, compatibilmente con le sue fragilità personali. Prima dell’investimento si trovava nella comunità "Don Girelli" di Ronco all’Adige, struttura che accoglie persone con disturbi personali autrici di reato, dalla quale si era allontanata senza autorizzazione. Il suo amministratore di sostegno, l’avvocato Rino Rigodanzo, ha spiegato di non aver ricevuto spiegazioni chiare né sulla fuga dalla struttura né sulle circostanze dell’incidente: la donna avrebbe dichiarato di non ricordare quanto accaduto e di non sapere perché si trovasse in mezzo alla carreggiata.
Restano aperti diversi interrogativi anche sul futuro giudiziario e sanitario della 34enne. Nell’ottobre 2024 aveva patteggiato una pena di quattro anni e otto mesi per l’omicidio di Marco Antoniello, 47 anni, del figlio Mattia di due anni e della nonna Mariagrazia Zuin, 67, investiti mentre camminavano sul marciapiede nel Comelico. Il periodo di ricovero non è computabile ai fini della pena e spetterà ora al giudice di sorveglianza stabilire se la donna potrà affrontare la detenzione in carcere o se dovrà proseguire le cure in una struttura specializzata. Attualmente si trova in regime di libertà vigilata.
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