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Suicidi in carcere a Padova: la denuncia di Nicola Boscoletto e Attilio Favaro

"La causa non è il carcere di Padova, ma le politiche esterne che ignorano il territorio e chi ci lavora"

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Foto di repertorio

I suicidi avvenuti recentemente nella Casa di Reclusione di Padova hanno scosso profondamente l’opinione pubblica e gli operatori del settore. Nicola Boscoletto, fondatore della Cooperativa Giotto, e Attilio Favaro, coordinatore dei Volontari Carcerari, hanno voluto prendere posizione, chiarendo che il problema non riguarda la struttura carceraria in sé, né la dedizione e l'impegno quotidiano di chi lavora al suo interno.

"Non è colpa del carcere di Padova", afferma Boscoletto. "Questo istituto è da decenni un luogo dove molte persone, tra agenti, educatori, operatori del terzo settore e volontari, si dedicano con amore e impegno. Tuttavia, quando si introducono interventi dall’alto, senza ascoltare chi lavora sul campo, il risultato è un fallimento. Le decisioni vengono prese lontano dalla realtà, dai bisogni dei detenuti e dagli operatori".

La riflessione di Boscoletto e Favaro si concentra sulle politiche che arrivano dall'esterno, accusando l'amministrazione penitenziaria e le istituzioni di non tenere conto della situazione reale vissuta dalle persone che quotidianamente interagiscono con i detenuti. "Le misure che vengono calate dall’alto – aggiunge Favaro – saltano completamente la figura degli operatori, dei volontari, del territorio e dei detenuti stessi. Questo crea un crescente senso di abbandono, che è alla base di tante tragedie".

"Il problema", continuano i due, "non è che Padova sia diventato un carcere dove le persone si suicidano, ma che il sistema penitenziario, nella sua complessità, sta vivendo un disorientamento per via di scelte politiche che non tengono conto delle dinamiche reali". Il risultato, secondo Boscoletto e Favaro, è che i detenuti più fragili si trovano sempre più soli, incapaci di affrontare la sofferenza in un contesto di crescente alienazione.

"Siamo arrivati al punto in cui la frustrazione accumulata da chi vive in carcere si manifesta in atti estremi", concludono i due, parlando delle recenti tragedie. "Queste situazioni non sono il frutto di un fallimento del carcere di Padova in sé, ma delle politiche che continuano a ignorare il contesto umano e sociale che si vive dentro".

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