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Cronaca
30.01.2026 - 13:25
Foto di repertorio
La drammatica notizia del secondo suicidio in soli tre giorni al carcere Due Palazzi di Padova ha acceso un nuovo dibattito sulla gestione dell’istituto penitenziario. In una nota congiunta, Cgil Padova e Fp Cgil Padova denunciano criticità strutturali e pratiche amministrative che, a loro giudizio, violano i principi costituzionali e compromettono il lavoro rieducativo dei detenuti.
“La situazione è grave e dolorosa, una ferita aperta lasciata sanguinare da troppo tempo – affermano Manuela De Paolis e Marika Damiani, rispettivamente Segretaria Confederale e Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova - . I suicidi sono il tragico epilogo di scelte che calpestano la Costituzione e annullano anni di progetti volti alla reintegrazione sociale”.
Le critiche sindacali si concentrano sulla recente decisione dell’amministrazione carceraria di chiudere la sezione Alta Sicurezza, ignorando i percorsi di rieducazione già avviati. Secondo De Paolis, la misura ha generato “una violenza morale tale da causare il suicidio di un detenuto che non ha retto alla notizia di una vera e propria deportazione verso un luogo non identificato”.
Damiani sottolinea come tali decisioni svuotino di senso il lavoro quotidiano del personale penitenziario: “Smembrare i percorsi di rieducazione significa annullare anni di recupero e distruggere gli equilibri fragili di persone lontane dai propri affetti, trasformando il carcere in un luogo di sola punizione e disperazione”.
I sindacati chiedono uno “straordinario intervento dello Stato per affrontare le sofferenze dei detenuti e degli operatori” e criticano l’uso delle risorse pubbliche per riforme costituzionali invece di migliorare le condizioni carcerarie.
Secondo la Cgil, il Due Palazzi aveva rappresentato per anni un modello grazie alla collaborazione tra funzionari, polizia penitenziaria e volontariato, con progetti come le “celle aperte” per garantire standard europei e ridurre la recidiva. Oggi, denunciano i sindacati, “questo lavoro rischia di essere cancellato da decisioni che ignorano il rispetto della dignità e dei diritti umani”.
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