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Alpi, sabato di tragedie: cinque vittime tra valanghe e incidente sulle cascate di Lillaz

Cinque morti tra Cogne, Valtellina e Trentino: valanghe e incidenti sul ghiaccio in un sabato drammatico

Alpi, sabato di tragedie: cinque vittime tra valanghe e incidente sulle cascate di Lillaz

Foto Ansa

Il respiro dell’inverno, atteso da migliaia di appassionati, si è trasformato in una morsa implacabile. In poche ore, dall’estremo ovest valdostano fino alle vette del Trentino e alle Alpi lombarde, una successione di incidenti ha scosso l’intero arco alpino: cinque vite spezzate, un ferito in condizioni critiche e un monito che risuona netto, tra cordate, piste e canali di neve, sull’importanza di leggere i segnali della montagna.


Un sabato segnato da incidenti ravvicinati e fatali ha prodotto un bilancio durissimo: cinque morti in tre aree chiave delle Alpi italiane — Valle d’Aosta, Valtellina e Trentino — con dinamiche diverse ma un comune denominatore: l’instabilità del manto nevoso e la velocità dei distacchi, che non ha lasciato margini di fuga nonostante monitoraggi e avvisi di pericolo.

Il Trentino ha registrato altre due vittime nel pomeriggio. Sulla Marmolada, nei pressi di Punta Serauta, una valanga ha coinvolto quattro cittadini italiani: un escursionista è morto, travolto dalla massa nevosa. Quasi in contemporanea, uno scialpinista è spirato all’ospedale Santa Chiara di Trento per i gravi politraumi riportati dopo essere stato investito da una slavina nel canale che scende da Forcella Ceremana, al confine tra la Val di Fiemme e l’area di San Martino.


Il dramma più recente si è consumato a Cogne, in Valle d’Aosta, sulle celebri cascate di Lillaz. Secondo le prime ricostruzioni, un ghiacciatore di nazionalità straniera ha commesso un errore nella fase di discesa, finendo intrappolato nel flusso d’acqua gelida che scorre sotto la crosta di ghiaccio, diversi metri sotto il punto d’ingresso. L’operazione di soccorso, complessa, ha richiesto l’elicottero del Soccorso Alpino Valdostano: i tecnici si sono calati sulla parete, hanno recuperato il corpo e lo hanno trasportato alla base del salto d’acqua, dove il medico non ha potuto che constatare il decesso. Le indagini per l’identificazione e la ricostruzione esatta della dinamica sono affidate al soccorso alpino della Guardia di Finanza di Courmayeur, intervenuto a supporto.

Più a est, sulle Alpi lombarde, la Valtellina è stata teatro di una valanga che ha travolto un gruppo impegnato in una discesa fuori pista: due sciatori sono morti, mentre una terza persona è stata estratta in condizioni estremamente critiche e trasportata d’urgenza in ospedale. Il prolungato seppellimento sotto la neve ha aggravato il quadro clinico, su cui i medici stanno ancora combattendo.


In tutto l’arco alpino interessato, l’insieme di due fattori — instabilità del manto nevoso e forte affluenza di sportivi nel weekend — ha accresciuto il rischio. La rapidità dei distacchi ha reso inefficaci manovre di scampo anche per i più esperti. Malgrado gli avvisi e i monitoraggi costanti, il margine d’errore si è ridotto a zero nelle ore cruciali. È qui che si innesta il monito, tutt’altro che retorico: attenersi rigorosamente ai bollettini nivometeorologici, scegliere itinerari coerenti con il grado di pericolo, rinunciare quando le condizioni lo impongono.

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