Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

Cronaca

Rapina a Gallizioli, tre imputati verso il processo

Il pm chiede il giudizio immediato. Due ammettono: «Abbiamo sbagliato», il presunto capo sceglie l’abbreviato

Rapina a Gallizioli, tre imputati verso il processo

Foto di repertorio

Saranno processati con giudizio immediato i tre uomini accusati della violenta rapina ai danni dell' imprenditore Eugenio Gallizioli, sorpreso nel sonno nella sua abitazione e tenuto sotto scacco per ore. La Procura ha chiesto e ottenuto il rito immediato per rapina aggravata in concorso, saltando l'udienza preliminare: un segnale della solidità dell'impianto accusatorio costruito dagli inquirenti.

Davanti al giudice, però, le strategie difensive si sono differenziate. Arsild Memaj, 21 anni, detenuto a San Vittore, e Klodjan Cesku, 32, recluso a Spini, hanno chiesto di patteggiare. Attraverso i rispettivi legali, hanno ammesso le proprie responsabilità, dopo che in un primo momento avevano scelto il silenzio.

Diversa la posizione del terzo imputato, Marjan Ndrekaj, originario di Cassano delle Murge e detenuto nel Barese, ritenuto dagli investigatori il capo del gruppo anche per i precedenti specifici. Ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, puntando allo sconto di pena in caso di condanna.

Quattro ore di terrore

I fatti risalgono alla notte dell' 8 ottobre. Attorno alle 2, secondo l'accusa, il commando avrebbe fatto irruzione nell'abitazione dell'imprenditore, immobilizzandolo a letto per circa quattro ore. Per aprire la cassaforte – dopo il rifiuto della vittima di fornire il codice – sarebbe stata utilizzata una smerigliatrice rubata poco prima in un cantiere edile di Martignano.

Della refurtiva, così come della pistola e del coltello utilizzati per minacciare il 72enne, non è stata trovata traccia.

Le intercettazioni e le telecamere

Decisive, nell'inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trento con il supporto del Ris di Parma, sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali, i tabulati e l'analisi delle immagini registrate dalle telecamere pubbliche e private.

Gli arrestati temevano proprio di essere incastrati dalle riprese. In una conversazione captata, uno di loro ammetteva la “stronzata” di aver usato l'auto della vittima per spostarsi durante il colpo: prima per raggiungere il cantiere dove recuperare l'attrezzo utile a forzare la cassaforte, poi per allontanarsi dalla zona.

Le telecamere avrebbero immortalato il gruppo mentre, alle 6.32 del mattino, con zaini in spalla, attraversava via Morone per raggiungere un appartamento in via Fratelli Fontana, dove erano stati lasciati i cellulari per evitare tracciamenti. Da lì, il giorno successivo, la partenza per Milano a bordo di una Volkswagen Golf riconducibile all'ex moglie di Cesku: la stessa vettura utilizzata per avvicinarsi alla villa la sera precedente.

Il processo alle porte

Il quadro accusatorio, definito «cristallizzato» dagli inquirenti, ha portato la Procura a chiedere il giudizio immediato. L'udienza davanti al gup è fissata nelle prossime settimane. Tutti e tre hanno scelto riti alternativi, nella speranza di ottenere le riduzioni di pena previste.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione