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Tensione nel carcere minorile di Rovigo: scontro sulla natura dei disordini

Il sindacato parla di rivolta e sistema al collasso, il Dipartimento smentisce: «Solo un episodio di insubordinazione»

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Foto di repertorio

Momenti di forte tensione all’interno dell’istituto penale minorile di Rovigo, dove nel pomeriggio di sabato si sono verificati gravi disordini che hanno riacceso il dibattito sulla gestione delle strutture detentive per giovani.

A denunciare quanto accaduto è stato Mimmo Nicotra, presidente nazionale del sindacato Con.Si.Pe., che ha parlato apertamente di una rivolta durata oltre cinque ore, innescata da cinque detenuti tra i 23 e i 24 anni. Secondo il sindacato, i protagonisti – già coinvolti in episodi simili in passato – avrebbero dato vita a momenti di violenza, tra aggressioni e tentativi di fuga, rendendo necessario un intervento congiunto di Polizia Penitenziaria, Carabinieri e Polizia di Stato per riportare la situazione sotto controllo.

Nel suo intervento, Nicotra ha criticato duramente la gestione del sistema minorile, definendolo «al collasso» e puntando il dito contro la presenza di detenuti adulti in strutture pensate per minori. Una scelta che, secondo il sindacato, metterebbe a rischio sia la sicurezza degli operatori sia i percorsi rieducativi dei più giovani. Da qui la richiesta di un’immediata revisione dei criteri di assegnazione e del trasferimento dei soggetti ritenuti più pericolosi verso circuiti carcerari ordinari.

Di diversa lettura la versione fornita dal Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. Il capo del Dipartimento, Antonio Sangermano, ha infatti ridimensionato l’accaduto, escludendo che si sia trattato di una vera e propria rivolta. Secondo quanto precisato, l’episodio sarebbe riconducibile a un atto di insubordinazione da parte di cinque giovani detenuti che si sarebbero rifiutati di rientrare nelle celle.

Sempre secondo la ricostruzione ufficiale, la situazione è stata gestita senza ricorrere alla forza e si è conclusa in modo pacifico, senza feriti né tentativi di evasione. I ragazzi avrebbero poi accettato di rientrare nelle rispettive sezioni.

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