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Consorzio di Bonifica Delta del Po

Nel Delta del Po la difesa del suolo ora peserà sui cittadini

Esauriti i fondi statali per contrastare la subsidenza sommersa

Nel Delta del Po la difesa del suolo ora peserà sui cittadini

La “subsidenza sommersa” continua a modificare i fondali dei canali nel Delta del Po, mettendo a rischio l’equilibrio idraulico di un territorio sotto il livello del mare. Terminati i finanziamenti statali previsti fino al 2024, il Consorzio di Bonifica Delta del Po ha dovuto coprire con 400 mila euro propri gli interventi più urgenti. Con un bilancio già appesantito dai costi energetici, il peso delle manutenzioni ora ricadrà direttamente su cittadini e imprese del comprensorio
 
 
 

Taglio di Po (Ro) - Esiste una minaccia invisibile che agisce silenziosamente sotto il pelo dell’acqua, mettendo a rischio l’equilibrio idraulico del Delta del Po: è la cosiddetta “subsidenza sommersa”. Si tratta di un fenomeno tanto subdolo quanto pericoloso, poiché si sottrae alla vista immediata ma agisce in profondità, alterando inesorabilmente i fondali dei canali e compromettendo la complessa rete di scolo necessaria a tenere asciutto il territorio. Mentre l’abbassamento del suolo in superficie è un dato tristemente noto e osservabile, la sua declinazione nei corpi idrici rappresenta la faccia meno visibile, ma strutturalmente più critica, dell’eredità lasciata dalle estrazioni di gas metano.
Il lento e costante deterioramento delle sezioni dei corsi d’acqua, i disallineamenti dei fondali e la modifica delle pendenze non sono semplici variazioni morfologiche, ma rappresentano potenziali cause di allagamenti, cedimenti di sponde e manufatti per un sistema che vive di calcoli millimetrici. In un territorio dove le pendenze dei canali lunghi diversi chilometri sono progettate con estrema precisione per garantire il deflusso rapido delle acque, ogni minimo cambiamento strutturale riverbera i suoi effetti su distanze enormi, rischiando di paralizzare la rete idraulica di vitale importanza per la sicurezza del Delta.
Per anni, il contrasto a questa deriva è stato sostenuto dai fondi della Legge 205/2017, che tra il 2018 e il 2024 ha garantito e consentito al Consorzio di Bonifica Delta del Po interventi per complessivi 4,1 milioni di euro. Questi finanziamenti, tradotti in investimenti annuali da 600.000 euro, hanno permesso di intervenire su snodi cruciali su tutte le unità territoriali del comprensorio, mettendo mano - e soprattutto escavatori - a decine di chilometri di canali, oltre che su impianti idrovori e manufatti di regolazione.

Tuttavia, con l’esaurimento delle annualità, il 2025 segna un punto di rottura drammatico. “In assenza di rifinanziamento statale, il Consorzio di Bonifica Delta del Po, per proseguire nel risanamento della rete idraulica, è stato costretto a stanziare direttamente 400.000 euro di tasca propria, è il valore delle annualità previste dalla legge 205/2017, al netto dei costi di iva e gestione – spiega la presidente del Consorzio di Bonifica Virginia Taschini - Si tratta di cifre che gravano direttamente sui consorziati per riparare un danno derivante dal passato ma i cui effetti sono ancora in corso.”
 Decine di interventi dell'ente consortile hanno consentito di mettere mano a molti dei principali canali del comprensorio; la rete di scolo è però costituita da 607 km di scolo e, sebbene non tutti presentino criticità, il lavoro da svolgere a causa della subsidenza è ancora enorme. 
Con un bilancio consortile di circa 9,5 milioni di euro, già eroso da 3 milioni di costi energetici, il peso di questi interventi sottrae risorse vitali ad altri interventi fondamentali in epoca di cambiamento climatico  continua Taschini - . In mancanza di un rifinanziamento governativo, anche il bilancio previsionale 2026 dovrà farsi carico di tale onere. Di fronte alle ipotesi di riavvio delle trivellazioni, che ci vede contrari, ribadiamo la necessità di compensazioni certe per un’attività di difesa del suolo che non può essere rinviata, pena la vulnerabilità dell’intero ecosistema.”
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