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14.04.2026 - 06:45
Assunzioni in crescita e più contratti stabili tra Cittadella, Fontaniva e Carmignano: la domanda tiene, ma restano criticità su competenze richieste e divario di genere.
Nel territorio dell’Alta Padovana – con Cittadella come baricentro insieme ai comuni limitrofi come Fontaniva e Carmignano di Brenta – i segnali sul fronte del lavoro restano complessivamente positivi, soprattutto se letti sul medio periodo. I dati sulla domanda di lavoro dipendente 2020-2024 riferiti al territorio mostrano infatti un mercato ancora “vivo”: 78.820 assunzioni complessive nel periodo, con un saldo occupazionale positivo di +5.525 e una crescita marcata dei rapporti a tempo indeterminato (+5.180).
Il messaggio è chiaro: dopo le turbolenze del 2020, la dinamica occupazionale ha ripreso a salire in modo abbastanza costante fino a fine 2024, e la tenuta non è legata a un solo comparto. La variazione complessiva per settore evidenzia infatti un contributo rilevante di industria e servizi, mentre l’agricoltura pesa molto meno nella variazione totale. Per un’area che vive di manifattura diffusa, subfornitura, logistica e terziario collegato, è un’indicazione coerente: la domanda di lavoro continua a concentrarsi dove ci sono filiere e imprese strutturate, ma anche dove crescono i servizi alle persone e alle aziende.
Sul lato “termometro sociale”, i tassi di disoccupazione (lettura per province venete) restituiscono un quadro in cui Padova si colloca su valori contenuti: nel totale passa dal 2,6% (2024) al 2,3% (2025), sotto la media regionale (Veneto 3,0% nel 2024 e 3,5% nel 2025). Dentro questi numeri, però, emerge un elemento che si ripete: la disoccupazione femminile resta sistematicamente più alta di quella maschile (nel 2025, ad esempio, Padova: 3,9% donne contro 1,1% uomini). È una distanza che non riguarda solo l’occupazione “in sé”, ma chiama in causa conciliazione, disponibilità di servizi, qualità e orari dei lavori offerti.
Che cosa significa tutto questo per Cittadella e l’Alta Padovana? Da un lato, i dati raccontano un territorio che continua ad assumere e che, nel saldo, crea lavoro; dall’altro, indicano una sfida sempre più centrale: l’incontro tra domanda e offerta. In un contesto di industria e servizi che trainano, le imprese cercano profili tecnici, addetti specializzati, manutentori, conducenti, figure amministrative e commerciali con competenze digitali: ruoli che spesso faticano a essere coperti in tempi rapidi. Il rischio, per un’area in crescita, non è tanto la mancanza di opportunità, quanto la difficoltà di trovare persone con le competenze giuste e di trattenere i giovani.
Il tema dei contratti aggiunge un ulteriore elemento di lettura. L’aumento del tempo indeterminato nel periodo 2020-2024 è un dato incoraggiante perché segnala una quota di stabilizzazione, ma non elimina la presenza di una componente fisiologica di rapporti a termine e stagionali, tipica di alcuni segmenti del terziario e della logistica. La partita vera, quindi, si gioca sulla qualità dell’occupazione: stabilità, formazione continua, sicurezza, prospettive di crescita.
In sintesi, l’Alta Padovana si conferma un’area dove il lavoro c’è e la domanda regge, con numeri che parlano di crescita e consolidamento. Ma il prossimo salto – per imprese e territorio – passerà soprattutto da due leve: formazione mirata (tecnica e professionalizzante) e politiche capaci di ridurre i divari, a partire da quello di genere. Perché la solidità di un mercato del lavoro non si misura solo in quante assunzioni fa, ma in quanto riesce a includere e a durare nel tempo.
Elisa Bonino
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