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Politica
14.04.2026 - 15:17
Si riaccende il confronto politico sulle trivellazioni nel Delta del Po durante l’ultimo Consiglio comunale di Rovigo svoltosi a fine marzo, dove sono state discusse e votate due mozioni contrapposte sul tema delle estrazioni.
Da una parte, la proposta firmata da Diego Crivellari insieme al collega Tosini, sostenuta da gran parte dell’opposizione e da alcune realtà civiche. Dall’altra, una contromozione avanzata dalla maggioranza di centrodestra. Al centro dello scontro, due visioni politiche differenti.
La mozione Crivellari-Tosini chiedeva un “no fermo e senza condizioni” alla ripresa delle trivellazioni, sia in mare sia nel territorio polesano, oltre a sollecitare il Governo a finanziare interventi contro la subsidenza, fenomeno che da anni interessa l’area del Delta del Po. «Era la posizione più chiara,ha sottolineato Crivellari, non solo perché presentata per prima, ma perché esprimeva un rifiuto netto, senza aperture».
Di segno diverso, secondo l’opposizione, la mozione della maggioranza, ritenuta più ambigua. Il testo, infatti, lascerebbe spazio a eventuali sviluppi futuri legati a innovazioni scientifiche e tecnologiche, configurandosi come un “no condizionato”. Proprio per questo motivo, le forze di minoranza hanno scelto di non partecipare al voto sulla seconda mozione, poi approvata.
La prima proposta, di Crivellari-Tosini, ha ottenuto il sostegno delle opposizioni e anche l'appoggio da parte della collega Folchini della maggioranza. Tutto il centrosinistra ha evidenziato, successivamente, questa frattura trasversale, dichiarando: «Sarebbe stato auspicabile un pronunciamento unitario su un tema così rilevante».
Il dibattito resta dunque aperto anche alla luce delle tensioni energetiche globali. Intanto, il fronte del “no” si rafforza con il contributo di associazioni e comitati, tra cui WWF Italia e Italia Nostra, che continuano a evidenziare rischi e criticità legati alle nuove estrazioni.
La linea del Partito Democratico e delle liste civiche resta quindi invariata: contrarietà netta alle trivellazioni nel territorio polesano. «Le tecnologie sono cambiate, ma le incognite restano troppe: il gioco non vale la candela», conclude Crivellari.
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