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26.02.2026 - 05:17
Simone Venturini
Aumentano le fragilità e cambiano i volti della povertà, ma cresce anche l’impegno dell’Amministrazione. Dall’Housing First alle politiche attive del lavoro, dai servizi di strada alla rete con il Terzo settore: il punto dell’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini
La povertà a Venezia non è un fenomeno statico: cambia volto, si trasforma, si intreccia con fragilità sociali, sanitarie e abitative e attraversa in modo diverso il centro storico, la terraferma e le isole. Ne parliamo con Simone Venturini, assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia.
Assessore Venturini, che volto ha oggi la povertà a Venezia? È cambiata rispetto a qualche anno fa?
La povertà a Venezia è un fenomeno complesso e articolato, che coinvolge dimensioni relazionali, sociali ed economiche e si intreccia con problematiche legate all’abitare, alla salute e all’immigrazione. Parlare di povertà significa includere anche la povertà estrema, che riguarda le persone senza dimora, costrette a vivere in strada o a fare riferimento a strutture di accoglienza come i dormitori.
Negli ultimi anni osserviamo un aumento delle persone in grave indigenza con dipendenze da sostanze, così come una crescita della presenza femminile e delle persone immigrate. Parallelamente, si registra una forte pressione sul fronte abitativo, a cui rispondiamo attraverso bandi di edilizia residenziale pubblica e di social housing, cercando di costruire mix abitativi equilibrati ed evitando la creazione di ghetti.
Venezia è una città complessa e frammentata: la povertà si manifesta allo stesso modo nel centro storico, in terraferma e nelle isole?
Nel centro storico si registra una presenza più significativa di persone dedite alla mendicità. Si tratta spesso di individui, in prevalenza originari dell’Est Europa, che restano in città per alcuni mesi cercando una forma di sostentamento attraverso l’elemosina dei turisti. In terraferma, invece, grazie a una rete di servizi più articolata, emergono con maggiore frequenza situazioni di povertà grave: persone che fanno affidamento quasi esclusivamente sui servizi di assistenza e che, nella maggior parte dei casi, non ricorrono alla mendicità.
Quali sono i principali progetti attivati dall’Amministrazione per sostenere le persone in difficoltà?
Le risposte messe in campo comprendono diverse misure di sostegno, a partire dai servizi di prossimità, che consentono di entrare in contatto con le persone senza attendere che siano loro a rivolgersi agli uffici. A questi si affiancano progetti di accoglienza, contributi economici, interventi abitativi, iniziative di spesa solidale e forme di supporto per chi possiede già un alloggio ma incontra difficoltà economiche o ostacoli nell’inserimento lavorativo. Complessivamente, gli interventi e i progetti ammontano a circa 5 milioni di euro, tre volte le risorse disponibili all’inizio della nostra amministrazione. Anche il numero degli operatori è raddoppiato: dai 45 del passato agli attuali 95, tra servizi interni, esterni e appalti alle cooperative.
Che ruolo hanno progetti come “Housing First” nel contrasto alla marginalità estrema?
Con il progetto “Housing First”, ad esempio, 35 persone hanno potuto lasciare il marciapiede per accedere a una casa vera e propria. Sono percorsi che richiedono tempo, spesso tortuosi e complessi, ma una possibilità concreta di uscire dalla marginalità esiste sempre. Negli ultimi anni abbiamo anche inaugurato la nuova ala della Casa dell’Ospitalità di via Spalti, superando il concetto tradizionale di dormitorio e realizzando piccole stanze dove vivere, nel rispetto di regole precise. Di recente è stato inoltre potenziato il servizio Drop-In di via Giustizia, insieme all’incremento dei posti letto per le persone senza dimora durante il periodo invernale.
Sempre più persone lavorano ma restano povere: come affrontate il fenomeno dei “working poor”?
Operiamo in stretta collaborazione con il Centro per l’Impiego per sostenere l’occupabilità e facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, puntando sulla valorizzazione delle competenze individuali. L’obiettivo è aiutare ciascuno a individuare una collocazione coerente con le proprie capacità.
Le famiglie con minori sono tra le più esposte alle fragilità: cosa emerge dai servizi sociali?
Grazie alla presenza costante sul territorio, i servizi sociali riescono a intercettare i bisogni attraverso segnali più o meno evidenti, consentendo di attivare interventi tempestivi di sostegno alle famiglie.
Come si combatte la povertà educativa, soprattutto nei contesti più fragili?
Da anni sono attivi interventi di prossimità rivolti all’infanzia e all’adolescenza, realizzati sia direttamente dal Comune sia attraverso progetti di prevenzione dedicati ai giovani.
Le risorse a disposizione sono sufficienti per rispondere ai bisogni crescenti?
A Venezia non si era mai investito così tanto nel Sociale come ora, è un fatto. Abbiamo messo sul piatto tanto, anche dal punto di vista umano e progettuale, attivando così sperimentazioni e progetti. Non basta infatti avere le risorse in tasca, serve anche saperle spendere bene e rendicontare.
Che messaggio vuole lanciare a chi oggi vive una condizione di povertà e si sente invisibile?
A Venezia è difficile restare invisibili: la rete dei servizi di prossimità è capillare e fortemente integrata, capace di intercettare chi si trova in difficoltà e di offrire operatori disponibili all’ascolto e alla raccolta dei bisogni. L’obiettivo, come detto, è che nessuno venga lasciato solo. È però fondamentale avere il coraggio di chiedere aiuto, perché è spesso da quel primo passo che può iniziare un cambiamento reale.
Guendalina Ferro
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