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Francesco Turlon: una vita Orange raccontata dal decano di Basket Bassano

"Il basket è condivisione. Serve equilibrio tra talento e lavoro"

Francesco Turlon: una vita Orange raccontata dal decano di Basket Bassano

Francesco Turlon

Dallo storico campetto all’aperto di San Marco a punto di riferimento per generazioni di ragazzi: la storia di Francesco Turlon è quella di un uomo che ha fatto della pallacanestro una missione educativa prima ancora che sportiva.

Tutto inizia a Bassano, tra asfalto e canestri consumati, dove muove i primi passi da giocatore. È lì che prende parte alla nascita del Basket Bassano 1975. Poi la svolta naturale: dalla palla a spicchi in mano a coach.

«Da ragazzino è partito tutto», racconta. Da allora non ha più abbandonato questo mondo.

"Il basket", racconta, "è cambiato profondamente. Una volta i genitori erano marginali, oggi sono molto presenti. I ragazzi facevano più sacrifici, ora sono più supportati e tutelati. Questo, in parte, è un bene, ma in parte no: sembra che tutto sia dovuto".

Un cambiamento che passa anche dai nuovi strumenti: "Non c’erano i media, non c’era il telefonino. Oggi i ragazzi vedono un’altra pallacanestro, come quella dell’NBA, che è molto diversa da quella che praticano. Un tempo questo era uno sport più vero".

Eppure la scintilla resta. Turlon la trova ogni giorno nel lavoro con i giovani e nel progetto Orange1 Basket Bassano: "È un progetto che mi affascina: qui si punta sui ragazzi. Ci si confronta con culture diverse, con altri modi di vivere. È un’esperienza che apre la mente".

La sua idea di basket è chiara: "Se non ti diverti, non avrai lo spirito di sacrificio per affrontare le delusioni. Prima viene la passione, poi il sacrificio e poi la tutela della persona. Non basta il talento: io devo guardare chi ho davanti e l'attitudine che mette sul parquet".

Tra i ricordi più belli non ci sono solo le vittorie. "Le soddisfazioni più grandi arrivano dai ragazzi che hanno poco spazio ma che riescono comunque a vivere dei successi. Mi piace condividere queste gioie con tutto il gruppo, anche con i comprimari".

E quando si parla di momenti difficili, Turlon sorprende: non guarda al passato, ma al futuro. "Il momento più duro sarà quando smetterò. Perché il basket è condivisione, ti accompagna nella vita, dentro e fuori dal campo".

Per concludere si lascia andare a un sogno che sa di sfida: "Vincere lo scudetto con l’Under 15".

S.P.

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