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08.11.2025 - 06:32
L’anno si apre con una svolta significativa per il fronte ambientalista trevigiano. Il TAR del Veneto ha accolto in parte il ricorso presentato da un comitato di cittadini e associazioni ambientaliste contro il progetto di ampliamento dell’aeroporto Antonio Canova. Una decisione che, secondo i promotori del ricorso, rappresenta “una vittoria per l’ambiente e la salute pubblica”. La società che gestisce lo scalo ha però già annunciato di voler valutare un appello al Consiglio di Stato.
Il contenzioso ruota attorno al masterplan di sviluppo dell’aeroporto al 2030, un piano che da tempo solleva dubbi per i potenziali impatti ambientali e sanitari. Negli ultimi 20 anni gli attivisti e il comitato locale hanno portato avanti una costante attività di sensibilizzazione e controllo, denunciando criticità legate all’inquinamento acustico, alla qualità dell’aria e alla sicurezza.
L’escalation giudiziaria è iniziata nell’agosto 2023 con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, poi trasmesso lo scorso aprile al TAR del Veneto. Al centro del ricorso, le presunte irregolarità procedurali che avrebbero caratterizzato l’istruttoria ministeriale del 2021, culminata nel rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Secondo i ricorrenti, quella VIA sarebbe risultata “gravemente lacunosa”, poiché non avrebbe considerato in modo adeguato gli effetti dell’ampliamento su rumore, inquinamento, sicurezza e salute pubblica. Il TAR, nella sua sentenza, ha riconosciuto in parte queste contestazioni, parlando di “gravi carenze istruttorie, sottovalutazione degli impatti ambientali e illegittimità procedurali”.
Per i comitati ambientalisti, si tratta di un precedente importante nella gestione dei progetti aeroportuali in Italia. “Non è un no pregiudiziale. Siamo assolutamente contrari allo sviluppo! Non ci sono le condizioni per un ampliamento– chiariscono – ma un richiamo alla necessità di rispettare le prescrizioni del Tribunale e garantire una valutazione realmente trasparente e completa degli effetti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini”. Considerando che rispetto ai 16300 movimenti annui autorizzati dal Ministero, dal 2012 si stanno ampiamente superando, raggiungendo gli oltre 21mila movimenti anche nel 2024.
Ora la decisione passa alla società che gestisce lo scalo, che dovrà scegliere se impugnare la sentenza o avviare una revisione del masterplan. I margini di manovra, però, si fanno stretti: secondo gli attivisti, i termini per una difesa efficace senza modifiche sostanziali del progetto sarebbero ormai scaduti.
In attesa delle prossime mosse, l’attenzione si concentra sulle possibili soluzioni di mitigazione ambientale. Gli ecologisti auspicano che un eventuale nuovo iter ponga al centro la salute pubblica e la tutela del territorio, garantendo trasparenza e partecipazione. Il vero nodo da sciogliere resta la difficile conciliazione tra sviluppo infrastrutturale e salvaguardia dell’ambiente e la salute umana.
Sara Busato
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