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Crisi del settore ittico

Vongole addio: quando il mare si ferma e la politica resta indietro

Flotte bloccate nell’Alto Adriatico. Tra emergenza ambientale e assenza di risposte, un intero comparto rischia di scomparire

Vongole addio: quando il mare si ferma e la politica resta indietro

Foto di repertorio

Da oltre quattordici mesi, nel cuore dell’Adriatico, il mare non dà più lavoro. Le flotte restano ferme nei porti, le reti non vengono calate, i motori restano spenti. Tra Caorle, Pellestrina e Chioggia oltre cento imbarcazioni non escono più in mare. Dietro questi numeri ci sono famiglie, storie di fatica e competenze tramandate da generazioni. Oggi, però, c’è un intero comparto che rischia di sparire. A lanciare l'allarme è Paolo Bonafè, segretario veneziano dell'UDC.

La crisi della pesca delle vongole non è un evento improvviso né un incidente di percorso. È il risultato di una combinazione micidiale: cambiamento climatico, aumento della temperatura delle acque, inquinamento, alterazione degli equilibri marini e una gestione che non ha saputo prevenire né intervenire per tempo. Il mare è cambiato rapidamente, ma le risposte sono rimaste ferme.

I pescatori lo ripetono da mesi: il mare non si rigenera, le vongole muoiono, le specie invasive aumentano e il modello produttivo tradizionale non regge più. Intanto, però, i costi continuano a correre. Barche, concessioni, mutui, contributi e assicurazioni pesano come macigni su imprese senza reddito. C’è chi chiede prestiti per andare avanti, chi pensa di vendere la barca, chi resiste aggrappato alla speranza.

Non è solo una crisi economica. È una crisi sociale e culturale. La pesca è identità, presidio del territorio, economia reale. Quando muore un comparto tradizionale, non si perde solo lavoro: si perde comunità.

Servono interventi immediati: ammortizzatori straordinari, ristori adeguati, sospensione dei costi per imprese ferme per cause indipendenti dalla loro volontà. Ma serve anche una strategia strutturale fatta di investimenti sulla qualità delle acque, monitoraggio ambientale, ricerca scientifica e gestione sostenibile delle risorse marine.

Il cambiamento climatico non è un concetto astratto. Colpisce per primo chi vive di mare. Ignorarlo significa condannare interi territori. Il tempo delle analisi è finito: ora servono scelte, coinvolgendo chi il mare lo conosce davvero. Senza i pescatori non c’è futuro per la pesca. E senza pesca, una parte del Veneto perde la sua anima.

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