Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

Sicurezza idraulica

280 km di piccoli fossi spariti. A Castelfranco necessario restituire spazio all'acqua

Dalla perdita di 280 chilometri di fossi alle opere anti-esondazione: canali scolmatori, casse d'espansione e la proposta di restituire spazio all'acqua con le "zone spugna"

Convegno "Il paesaggio e la dimensione idrica"

Negli ultimi quarant’anni il territorio castellano ha perso circa 280 chilometri di piccoli fossi e canali minori, progressivamente interrati con la trasformazione del paesaggio agrario. Una rete idrica secondaria che un tempo contribuiva in modo determinante alla raccolta e al deflusso delle acque piovane e la cui scomparsa pesa oggi sulla capacità del territorio di reggere eventi meteorologici estremi. Se ne è parlato al convegno “Il paesaggio e la dimensione idrica: governance delle acque e implicazioni di pianificazione del territorio”, promosso dall’Osservatorio locale per il Paesaggio della Castellana, occasione di confronto tra tecnici, docenti universitari ed esperti sulla gestione delle acque e sulla sicurezza idraulica del territorio. A margine degli interventi, è stato fatto il punto sulle opere previste per mitigare il rischio esondazioni, in particolare nell’area di Bella Venezia. Tra gli interventi già finanziati dal Consorzio di Bonifica Piave figura il canale scolmatore che consentirà di convogliare nel Muson l’eventuale acqua in eccesso dell’Avenale, per un investimento complessivo di circa 500 mila euro, cui si aggiungerà un canale diversore lungo un chilometro e mezzo. In programma anche una cassa di espansione destinata a intercettare il torrente Roi e l’Avenale lungo l’asse della SR53, opera per la quale il Comune ha richiesto un finanziamento da 5 milioni di euro. Dal convegno è emersa però anche una riflessione più ampia: per affrontare davvero il rischio idraulico non basteranno nuove opere, ma servirà restituire spazio all’acqua. «È necessario dare più spazio ai fiumi, utilizzando terreni agricoli adiacenti ai corsi d’acqua per allargare gli alvei» ha sottolineato Francesco Comiti dell’Università di Padova, richiamando l’attenzione sul ruolo delle cosiddette “zone spugna”, aree verdi capaci di assorbire naturalmente le piene. (l.s.)

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione