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16.04.2026 - 11:10
Foto di repertorio
Il Veneto è una regione che danza costantemente tra il sacro e il profano, tra l’eleganza aristocratica delle ville palladiane e la concretezza contadina delle sue osterie. Se pensate di conoscerlo solo per Piazza San Marco o l'Arena di Verona, preparatevi a scoprire il lato più autentico e curioso di questa terra.
1. L’Ombra di Vino: una questione di refrigerio
In Veneto non si chiede semplicemente "un bicchiere di vino", si chiede un’ombra. Ma perché? Il termine nasce a Venezia: un tempo i mercanti di vino piazzavano i loro banchi in Piazza San Marco e, per evitare che il sole scaldasse il prezioso nettare, spostavano i tavolini seguendo l’ombra del Campanile. Oggi l’ombra è diventata l’unità di misura ufficiale della convivialità veneta.
2. Il "Bocolo" di San Marco: una rosa tinta di sangue
Il 25 aprile, mentre il resto d'Italia festeggia la Liberazione, a Venezia si celebra il Santo Patrono regalando un bocolo (un bocciolo di rosa rossa) alla donna amata. La leggenda narra di un amore impossibile tra la nobile Maria e il trovatore Tancredi. Quest'ultimo, morendo in guerra, affidò a un compagno un bocciolo di rosa macchiato del suo sangue affinché lo consegnasse alla sua bella.
3. La "Vecia" che brucia a metà Quaresima
In molte zone del Veneto, tra cui il vicentino e il trevigiano, sopravvive il rito del Processo alla Vecia. A metà Quaresima, un fantoccio di paglia dalle sembianze di una vecchia (che simboleggia l'inverno o l'anno trascorso) viene processato per tutti i mali dell'anno, condannato e infine bruciato in un grande falò. È un rito di purificazione che guarda con speranza alla primavera.
4. Marostica e la partita a scacchi viventi
Spostiamoci nel vicentino, dove ogni due anni la piazza di Marostica si trasforma in una scacchiera gigante. Non si usano pezzi di legno, ma persone in costume d'epoca. La tradizione risale al 1454, quando due nobili guerrieri si sfidarono per la mano della bella Lionora. Il castellano, invece del duello di sangue, impose una sfida a scacchi: il vincitore avrebbe sposato la figlia, il perdente la sorella minore.
5. Il "Piron": una forchetta con radici nobili
Forse non tutti sanno che l’uso della forchetta in Europa deve molto al Veneto (e a Bisanzio). Mentre il resto del continente mangiava ancora con le mani, nelle corti veneziane si usava già il piron. Il termine, che deriva dal greco peiron, è rimasto nel dialetto veneto odierno. Si dice che una principessa bizantina, sposa di un Doge, scandalizzò i commensali usando questo strumento "diabolico" per non sporcarsi le dita.
Nota di colore: Se passate per il Veneto e sentite qualcuno dire "Ti xe un piron!", non vi sta dando degli aristocratici... vi sta gentilmente dicendo che siete un po' imbranati!
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