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Crisi climatica
17.04.2026 - 17:10
Foto di repertorio generata con IA
Per Venezia, il Mose potrebbe non bastare nei prossimi secoli. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature che prende in esame l’evoluzione della laguna fino al 2300, alla luce dell’innalzamento del livello del mare legato alla crisi climatica.
La ricerca, coordinata da Piero Lionello, docente di Fisica dell’atmosfera e Oceanografia all’Università del Salento, e realizzata con il contributo di Carlo Giupponi e Adriano Sfriso dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, individua quattro possibili strategie per proteggere la città e la sua laguna.
La prima ipotesi è il mantenimento dell’attuale sistema di “laguna aperta”, rafforzato da barriere mobili simili al Mose da attivare quando necessario. Una seconda opzione prevede la costruzione di dighe per separare il centro storico dal resto della laguna. La terza consiste nella chiusura completa dell’area lagunare tramite un grande argine continuo, mentre la soluzione più estrema contempla lo spostamento della città, dei suoi abitanti e del patrimonio storico verso l’entroterra.
Secondo le analisi, le barriere mobili potrebbero garantire protezione fino a un aumento del livello del mare di circa 1,25 metri. Tuttavia, questo valore rischia di essere superato entro il 2300 anche in scenari climatici meno pessimisti, complice non solo il riscaldamento globale ma anche l’abbassamento progressivo del suolo.
Le dighe diventerebbero necessarie già oltre un innalzamento di 0,5 metri, soglia che potrebbe essere raggiunta prima della fine del secolo in scenari di emissioni molto elevate. La chiusura dell’intera laguna potrebbe offrire protezione anche fino a circa 10 metri di innalzamento del mare, mentre la delocalizzazione della città potrebbe entrare in gioco oltre i 4,5 metri.
Sul piano economico, lo studio stima costi molto variabili: il Mose è costato circa 6 miliardi di euro, le dighe tra 500 milioni e 4,5 miliardi, il “super argine” oltre 30 miliardi, mentre la rilocalizzazione della città potrebbe arrivare fino a 100 miliardi.
«Non esiste una strategia di adattamento ottimale – spiega Lionello –. Qualunque scelta dovrà trovare un equilibrio tra sicurezza dei residenti, sviluppo economico, tutela dell’ecosistema lagunare e conservazione del patrimonio storico e culturale. Inoltre, la realizzazione di grandi infrastrutture richiede decenni, per questo è necessaria una pianificazione anticipata».
Per Giupponi, lo studio mostra come sia possibile mettere a sistema le conoscenze esistenti per alimentare un dibattito sul futuro di Venezia e della sua laguna basato sui dati scientifici. «Non possiamo prevedere con certezza il futuro dei prossimi due secoli – osserva – ma le tendenze sono chiare e stanno accelerando anche a causa dei ritardi nelle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici».
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