Dopo l’episodio di violenza avvenuto in via Silvestri, a Rovigo torna al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza urbana e del disagio giovanile. A intervenire è la sede locale di Rifondazione Comunista, che invita a non trasformare singoli fatti di cronaca in un’emergenza generalizzata e a evitare quello che definisce un approccio basato principalmente su slogan e misure d’urgenza.
Secondo il partito, la sicurezza non può essere garantita soltanto attraverso richiami alla “tolleranza zero” o attraverso una lettura semplificata dei problemi sociali. Viene invece sottolineata la necessità di rafforzare i servizi sociali e le politiche giovanili, con maggiori investimenti in educazione, prevenzione e sostegno alle fasce più fragili della popolazione.
Il partito osserva che, negli ultimi anni, si sarebbe assistito a una riduzione progressiva delle risorse destinate al settore sociale e agli interventi educativi, con conseguenze che ricadrebbero soprattutto sui più giovani. Il tema dei minorenni coinvolti in situazioni di difficoltà viene quindi affrontato come una questione che richiede, secondo questa posizione, percorsi alternativi alla sola risposta penale.
In particolare, viene richiamata l’attenzione sull’aumento dei giovani presenti negli istituti penali minorili e sul fatto che una parte rilevante di loro non abbia ancora una sentenza definitiva. Da qui la critica all’idea che l’inasprimento delle misure punitive possa rappresentare una soluzione efficace: per l’esponente politico, il rischio sarebbe quello di aumentare la detenzione senza intervenire sulle cause del disagio.
Nel quadro più generale, si respinge l’idea che Rovigo sia una città fuori controllo, sostenendo che i dati disponibili non descriverebbero una situazione di emergenza. Al tempo stesso, si invita a non alimentare percezioni di insicurezza che rischierebbero di distogliere l’attenzione dai problemi strutturali del territorio, come la mancanza di spazi aggregativi e di opportunità per i giovani.
Sul piano delle proposte, viene comunque riconosciuta l’utilità di strumenti di controllo del territorio, come sistemi di videosorveglianza e un miglioramento dell’illuminazione pubblica, ma si sottolinea che tali interventi non sarebbero sufficienti se non accompagnati da politiche sociali più ampie.
La posizione espressa è quindi quella di un cambio di approccio complessivo: più prevenzione, più investimenti nei servizi e una maggiore attenzione alla dimensione comunitaria, con l’obiettivo dichiarato di affrontare le cause del disagio giovanile oltre che i suoi effetti.