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Sanità, inaugurata la Casa della Comunità di Trento sud

Soddisfatto il direttore generale di Asuit Antonio Ferro: “Questo servizio mette insieme medici di medicina generale, specialisti e altri professionisti per garantire ai cittadini una risposta di prossimità, a partire da un accesso unico, capace di intercettare e orientare i bisogni, in stretta integrazione con i servizi sociali”

Sanità, inaugurata la Casa della Comunità di Trento sud

Inaugurazione della Casa della Comunità di Trento Sud

Prosegue la realizzazione della rete delle Case della Comunità del Distretto nord di Asuit (Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino). Oggi, lunedì 2 marzo, è stata inaugurata la Casa della Comunità di Trento sud: un servizio rivolto a circa 70.000 persone e che coinvolge i comuni di Aldeno, Cimone e Garniga Terme, oltre alle frazioni sud del Comune di Trento – Ravina, Romagnano, Mattarello, Villazzano – e ai quartieri di Bolghera, San Giuseppe, Clarina e Madonna Bianca.

I servizi della Casa della Comunità di Trento Sud

La Casa delle Comunità – precisa la Provincia – copre diverse funzioni. Include, infatti, più medici di medicina generale organizzati in “Aggregazioni funzionali territoriali”, che alternano la propria attività all’interno della struttura e in altri ambulatori.

La struttura offrirà servizi specialistici ambulatoriali di area medica – cardiologia, endocrinologia, reumatologia, medicina dello sport – e chirurgica, come servizi di dermatologia, gastroenterologia, otorinolaringoiatria, oculistica, ginecologia, urologia, chirurgia vascolare, odontoiatria. Saranno, inoltre, attivi dei percorsi di teleconsulto per servizi come pneumologia, diabetologia, dermatologia e fisiatria. La struttura, inoltre, ospiterà anche il Dipartimento di prevenzione di Asuit e i Servizi sociali.

Saranno infine 90 gli infermieri che si occuperanno di assistenza domiciliare, punto prelievi e ambulatori specialistici.

Le parole di Antonio Ferro, direttore generale di Asuit

Soddisfatto il direttore generale di Asuit Antonio Ferro che ha definito questa struttura “il risultato di un importante lavoro di riorganizzazione della medicina di famiglia che ha introdotto un modello fondato sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali e sulla possibilità di lavorare in modo integrato, anche grazie alla condivisione dei dati clinici”. Ha poi sottolineato: “In un contesto segnato da denatalità e invecchiamento, la sanità deve affrontare l’aumento delle cronicità: qui trovano spazio strumenti come la telemedicina e il dialogo strutturato tra medici e specialisti, oltre alle reti cliniche in fase avanzata di sviluppo, come quella della diabetologia, che permettono di gestire in modo coordinato le comorbilità”. Infine ha concluso: “Il modello trentino non punta a svuotare gli ambulatori periferici, che restano fondamentali soprattutto per i cittadini più fragili, ma a creare un polo di integrazione e riferimento anche per i medici che operano sul territorio”.

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