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26.02.2026 - 07:55
Foto di repertorio
«Come abbiamo avuto modo di sottolineare anche lo scorso anno in queste stesse pagine, la realtà ci mostra che anche in un territorio come il nostro, che è sempre stato considerato ed è tutt’ora uno di quelli con il reddito pro capite tra i più alti in Veneto e non solo, la povertà assoluta non accenna a diminuire». Con queste parole Don Enrico Pajarin, direttore di Caritas Diocesana Vicentina, sintetizza i dati raccolti dall’organismo diocesano nel 2025.
Le fasce di popolazione più colpite - secondo Caritas -, sono quelle dei minori e dei lavoratori con salari bassi e contratti instabili: «Il problema – sottolinea don Pajarin -, è che anche chi ha un lavoro, nelle famiglie monoreddito, sempre più spesso non è in grado di garantire una vita dignitosa. Il potere d’acquisto è lo stesso di dieci anni fa, a fronte dell’aumento del costo della vita e dell’inflazione. Le famiglie risparmiano dove possono e spesso, purtroppo, lo fanno sull’alimentazione e sulle spese sanitarie».
Il fenomeno povertà non riguarda solamente i nuclei di origine extracomunitaria: anche lo scorso anno, così come nel 2024, si è riscontrato un aumento degli italiani nella mensa e nella struttura di ricovero notturno.
Nel 2025, rispetto all’anno precedente, per quanto riguarda la mensa si è registrato un aumento di quasi 4.500 porzioni in più tra pranzi e cene (40.300 nel 2024 contro le 44.600 del 2025). Lo scorso anno in Casa Santa Lucia (struttura diurna che offre mensa, segretariato sociale, docce e lavanderia), hanno avuto accesso 245 persone: 231 uomini, dei quali 159 stranieri e 73 vicentini, per una media di età di circa 40 anni; le donne sono state 14, delle quali 10 vicentine e 5 straniere, età media di 51 anni. Nel 2025 hanno chiesto accesso alla mensa 259 uomini, dei quali 179 stranieri e 80 vicentini; le donne sono salite da 14 a 21, delle quali 5 straniere e 16 vicentine. In entrambi i casi, pur se solo leggermente, rispetto al 2024 è salito sia il numero delle donne, sia degli uomini residenti a Vicenza.
Alcuni sono provenienti dal ricovero notturno di Casa San Martino che nel 2025 ha visto un leggero calo, rispetto al 2024, ma è in aumento la media dei pernottamenti che è stata di 66 giorni. Lo scorso anno sono state accolte 229 persone: 214 uomini (45 italiani e 169 stranieri) e 15 donne (4 italiane e 11 straniere), con un’età media di 41 anni.
«La crescente difficoltà a lasciare il ricovero in tempi brevi – spiega ancora Don Pajarin -, è indice del fatto che la povertà è sempre più multifattoriale (casa, lavoro, difficoltà ad accedere ai beni primari, spesso anche problemi di salute) e che le azioni di risposta sociale richiedono una rete istituzionale affiatata. Altrimenti, la persona cade in uno stato cronico di povertà. Ad ogni persona che incontriamo, però, cerchiamo di proporre un Progetto di accompagnamento, orientato al ritorno all’autonomia e alla speranza. Ne sono un esempio le sette persone che, proprio nel 2025, sono uscite da Casa San Martino per essere accolte in strutture di social housing attraverso un progetto finanziato con fondi Pnrr ottenuti dal Comune di Vicenza».
«Negli ultimi anni la fotografia delle persone accolte sia in mensa, sia nei ricoveri notturni ha assunto una connotazione costante – spiega Lorenzo Facco, responsabile dell’area grave marginalità di Caritas -. Il profilo medio dell’ospite è quello di un uomo tra i 40 e i 50 anni, che ha perso il lavoro e spesso la possibilità di pagare un affitto e che si ritrova quindi a dormire per strada o in auto. Grazie alla nostra unità di strada, riusciamo ad intercettarne molti, ai quali avanziamo sia la proposta di ingresso al ricovero notturno, sia di usufruire dei servizi mensa».
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