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Albignasego, il paradosso del benessere: una rete sostiene i mille volti della fragilità

L’assessore al sociale Franco: le persone assistite sono in leggero calo

L'assessore ai Servizi alla Persona e alla Famiglia Anna Franco

Solitudine e mancanza di radici le prime cause delle difficoltà economiche. La mappa del sostegno è capillare, blindate le risorse per il 2026

Sulla carta è la "città serena": il secondo comune più popoloso della provincia, un reddito pro-capite ben al di sopra della media provinciale e un’espansione urbanistica che non accenna a fermarsi. Eppure, dietro le facciate delle villette e i parchi curati, Albignasego nasconde una contraddizione profonda. Sono quasi un migliaio, infatti, i cittadini che ogni giorno combattono con l’invisibilità della povertà, faticando a garantire anche solo la sussistenza quotidiana.

A Este oltre 220 famiglie si trovano in difficoltà

Almeno 250 persone si presentano ogni mese per la spesa: “C’è chi non riesce a far quadrare i conti, a pagare l’affitto e le bollette”. Sono 156 i beneficiari della “carta dedica a te”

L’assessore alle Politiche Sociali, Anna Franco, analizza un 2025 vissuto tra sfide e segnali di speranza. I dati mostrano un lieve, ma significativo, miglioramento: le persone assistite ad Albignasego sono passate dalle 883 del 2024 alle 858 attuali. “È un dato in controtendenza che ci fa piacere, - spiega l’assessore. - Probabilmente alcune famiglie hanno trovato maggiore stabilità e autonomia, oppure siamo riusciti a intervenire con forme di aiuto alternative e strumenti diversi affinché non dovessero rivolgersi a Caritas o Croce Rossa per la borsa della spesa”.

Conselve oltre l’assistenzialismo

Nella gestione delle fragilità il Comune di Conselve ha scelto di andare oltre la logica dell’emergenza per approdare a quella dell’emancipazione. Non si tratta più soltanto di erogare sussidi, ma di ricostruire il tessuto sociale partendo dai cittadini più vulnerabili. A delineare questa strategia è Susanna Lazzarin, consigliere con delega al sociale, che pone l'accento su un cambio di paradigma fondamentale nel lavoro dei servizi territoriali.

“Il compito dei servizi sociali è di lavorare non solo per assistenzialismo alla persona, ma perché ci sia una promozione globale della persona stessa, - spiega Lazzarin -. In questi ultimi anni ho percepito che i servizi sociali lavorano in questa ottica: non solo come assistenza al bisogno primario, ma anche per la rimozione delle cause di questo disagio. È importante lavorare per ridare dimensione alla persona più che al bisogno immediato che comunque richiede una risposta”.

I dati del 2025 confermano la centralità dei minori e della famiglia in questa programmazione. Sono stati 90 i minori seguiti nell’ultimo anno, un numero in lieve crescita che ha richiesto un potenziamento di progetti come l’assistenza alla genitorialità, gli affidi e il supporto psicologico. Tra i fiori all’occhiello figura il Progetto Pippi, dedicato alla prevenzione dell'istituzionalizzazione dei minori, insieme a servizi concreti come il trasporto sociale e i voucher per la frequenza di asili nido, anche privati e fuori territorio.

Particolare attenzione è stata rivolta al nido comunale "Girasole": oltre alla prossima apertura della nuova sezione lattanti (sotto i 12 mesi), l’amministrazione ha deciso di ridurre le rette del 20%. Per gli adolescenti, invece, il riscatto passa attraverso percorsi di cittadinanza attiva come "Ci sto? Affare fatica!" e il bando "Oltre la campanella". L’obiettivo resta chiaro: trasformare il welfare in un investimento sul futuro della comunità.

Ma chi sono i poveri di Albignasego? L'identikit tracciato dall'assessore Franco non lascia spazio a dubbi: la fragilità oggi ha il volto della solitudine o della mancanza di radici.

“Le famiglie più povere sono quelle con genitori separati e figli minori, - aggiunge Franco. - Laddove interviene una separazione, il rischio povertà aumenta vertiginosamente. Poi ci sono le famiglie di origine straniera: non hanno una rete di supporto parentale e alla minima sofferenza economica non riescono a far fronte ai periodi di difficoltà”.

Per rispondere a questa sfida, il Comune punta forte sul Reddito di Inclusione Attiva (RIA), che nel 2025 ha già attivato 12 progetti di inserimento lavorativo, convinto che la vera dignità passi per il ritorno all'autonomia economica.

Per il 2026, il Comune ha blindato i fondi per il sociale con un piano d’azione su più fronti. La voce più consistente riguarda i 90.000 euro per i contributi ordinari destinati a bollette e perdita del lavoro. Ma la mappa del sostegno è capillare: 11.000 euro per il rimborso di spese sanitarie e farmaci, 18.000 euro per sostenere le rette delle scuole materne private (per 25 bambini), 70.000 euro per l'accoglienza di anziani non autosufficienti e adulti con disagio psichico in strutture specializzate. Non mancano poi sostegni specifici per l'affitto a canone concordato e servizi gratuiti come il bus navetta per gli studenti delle superiori, che devono raggiungere gli istituti padovani meno serviti dal trasporto pubblico o più lontani, e il centro aggregativo “After Hour” per i ragazzi delle medie.

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