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Roma, 14 aprile 2026 È stato presentato oggi al Ministero della Salute il “Libro bianco della Pneumologia”, un documento che fotografa in modo dettagliato lo stato delle malattie respiratorie in Italia e propone soluzioni concrete per migliorare la presa in carico dei pazienti.
Il volume è stato realizzato dal dottor Claudio Micheletto, direttore della Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, e dal professor Fabiano Di Marco, direttore della Pneumologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, per conto delle società scientifiche AIPO (Associazione italiana pneumologi ospedalieri) e SIP (Società italiana pneumologia). Il lavoro è stato coordinato da Pamela Micheletti.
La presentazione è avvenuta alla presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha aperto il tavolo nazionale dedicato alle malattie respiratorie. Il documento raccoglie dati aggiornati sull’incidenza delle patologie, sull’organizzazione delle strutture di cura e sulle possibili strategie di miglioramento del sistema sanitario.
I numeri delle malattie respiratorie
Il quadro che emerge è quello di una diffusione molto ampia delle patologie respiratorie. Asma e BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) rappresentano le condizioni più comuni: solo a Verona interessano circa il 12% della popolazione, pari a circa 140 mila persone.
A livello nazionale, si stima che almeno tre milioni di italiani soffrano di asma bronchiale, con una quota tra il 5% e il 10% classificata come grave. Ancora più rilevante è l’impatto della BPCO, legata soprattutto al fumo, che colpisce oltre 3,5 milioni di persone e rappresenta una delle principali cause di ospedalizzazione e mortalità.
A queste si aggiungono tumori polmonari, polmoniti e fibrosi, confermando un’elevata incidenza complessiva delle malattie respiratorie. Nonostante ciò, l’Italia presenta anche dati positivi: la mortalità per asma e BPCO è tra le più basse in Europa e l’accesso alle terapie, inclusi farmaci biologici e trattamenti innovativi, è generalmente garantito.
Le criticità e le proposte
Il “Libro bianco” individua alcune criticità, ma soprattutto indica interventi ritenuti realizzabili nel breve periodo. Tra questi, il rafforzamento del rapporto tra ospedale e territorio è considerato prioritario.
Le Case della salute, in fase di espansione, potrebbero gestire i casi meno complessi a livello locale, permettendo agli ospedali di concentrarsi sulle patologie più gravi e sugli interventi ad alta specializzazione.
Dal punto di vista strutturale, le dotazioni non mancano: in Veneto, ad esempio, sono attive 16 unità operative pneumologiche. Tuttavia, il sistema ha risentito della carenza di personale, aggravata prima e dopo la pandemia di Covid-19. Proprio l’esperienza pandemica ha però aumentato l’attenzione verso la disciplina, favorendo l’ingresso di nuovi medici in formazione.
Verso una rete pneumologica integrata
Secondo il dottor Micheletto, il documento non è un trattato teorico, ma uno strumento operativo: “Non è il libro dei sogni – spiega – ma un’analisi concreta delle difficoltà del sistema sanitario, con obiettivi raggiungibili che possono migliorare la gestione delle malattie respiratorie”.
Tra le proposte più rilevanti c’è lo sviluppo di una rete integrata tra ospedale e territorio, con la possibilità di effettuare esami come la spirometria direttamente nelle Case della salute, supportate dalla consulenza specialistica.
Inoltre, si punta alla definizione di una rete organizzata in centri hub e spoke, con funzioni differenziate ma coordinate, e alla creazione di percorsi specifici per la gestione dell’insufficienza respiratoria, della ventilazione meccanica non invasiva e delle attività di broncoscopia, distinguendo tra centri diagnostici e strutture in grado di garantire interventi complessi e emergenze h24.
L’obiettivo finale è migliorare l’efficienza del sistema e garantire ai pazienti cure sempre più appropriate e tempestive, in un ambito sanitario che continua a rappresentare una delle principali sfide per la salute pubblica.
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