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05.01.2026 - 10:30
Foto di repertorio
Verona avvia un percorso innovativo sul terreno della giustizia e dell’inclusione sociale con la nascita della Cittadella della giustizia, un polo dedicato alla giustizia riparativa. Nei giorni scorsi la Giunta comunale ha approvato l’istituzione del Centro per la giustizia riparativa, su proposta dell’assessora Stefania Zivelonghi, in attuazione di quanto previsto dalla riforma Cartabia.
Il nuovo Centro troverà sede nell’immobile comunale di piazza Madonna di Campagna 1/a, in Settima Circoscrizione, che già ospita realtà impegnate nella tutela dei diritti e nel supporto alle persone coinvolte nel sistema giudiziario, come Rete Dafne, il Garante per i diritti delle persone detenute e l’Ufficio dei Servizi Sociali per i Minorenni. La concentrazione di questi servizi rafforza l’idea di una cittadella dedicata alla presa in carico complessiva dei bisogni legati al conflitto penale.
I locali sono stati assegnati con determina dirigenziale nel mese di dicembre. L’accordo avrà una durata triennale, rinnovabile per altri tre anni, salvo disdetta con preavviso di almeno sei mesi. Il provvedimento non comporta alcun onere finanziario per il bilancio comunale. La gestione del Centro avverrà tramite co-progettazione, strumento che consente la collaborazione tra amministrazione pubblica ed enti del terzo settore nella costruzione dei servizi.
«Con questo atto aggiungiamo un tassello fondamentale verso l’avvio dell’operatività del Centro per la giustizia riparativa – sottolinea l’assessora Stefania Zivelonghi – che prevediamo di attivare nella prima parte del 2026, una volta completate le procedure di affidamento della gestione». Un percorso che punta a dare continuità e struttura a un modello di giustizia già riconosciuto a livello normativo.
La giustizia riparativa, infatti, non si limita alla punizione del reato, ma mira a incidere sulle conseguenze materiali e morali che esso produce, favorendo – su base totalmente volontaria – il dialogo tra vittima e autore del reato, con il supporto di mediatori qualificati. Affiancando la giustizia penale tradizionale, come previsto dalla riforma Cartabia, questo approccio punta alla responsabilizzazione, alla riparazione del danno e alla ricostruzione dei legami sociali, offrendo risposte che vanno oltre la sola sanzione e rafforzano la coesione della comunità.
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