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Vicenza, sarà "Un maledetto lavoro" ma il libro di Manuele Righele è divertente

Manuel Righele maledetto lavoro

Manuel Righele e il suo libro "UN maledetto lavoro"

Segreti, intrighi e omidici in un mondo surreale firmati da Manuel Righele

Manuel Righele e il suo libro "UN maledetto lavoro"
Dialoghi filosofici e surreali, una trama che si snoda tra mondi paralleli abitati da maghi eccentrici, crudeli funzionari governativi e eroi pasticcioni, uno stile fresco e divertente: questi sono gli ingredienti di “Un maledetto lavoro”, primo romanzo di Manuel Righele, 47 anni, residente a Isola Vicentina, formatore nel settore della comunicazione e blogger. Poliedrico come il suo autore, il romanzo resiste all'etichettatura di genere. Il tono epico evocato da atmosfere alla Harry Potter, popolato da fantasmi, oggetti magici e misteriose botteghe, è sempre mitigato dall'umorismo e da un chiaro intento ironico. A quale maledetto lavoro si riferisce il libro? È una storia che narra di segreti, di intrighi e omicidi in un mondo surreale in cui si muovono personaggi reali e fantastici. Nella città di Magna-Polis l’antiquario Ardo Tempus e il suo amico Stregonus, un mago burbero e un po' imbranato, partono alla ricerca di una misteriosa pagina strappata da un libro giudicato pericoloso il cui autore si è reso latitante fuggendo nel Sincroverso. A trafugare la pagina sono la sottosegretaria al commercio, Madama Capio e il suo perfido consigliere Delitte, che non esisteranno a rapire e uccidere pur di raggiungere il loro scopo. E qual è il loro scopo? Ha a che fare con il ritrovamento di un certo tesoro. D'altronde, “L'isola del tesoro” è uno dei miei romanzi del cuore. Perché ha ambientato la storia in un mondo fantastico? Perché è difficile notare quel che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Volevo riorganizzare in un mondo fantastico gli elementi della nostra cultura così da mostrarli da una prospettiva diversa. È un modo di fare satira sulla nostra realtà, distorcendola con la lente della parodia, della comicità. Da dove le è venuta l’idea del libro? L’idea è nata dal desiderio di mettere in evidenza le contraddizioni dei nostri costumi: la costruzione di muri per proteggere la libertà, per esempio, o l'invio di armi per l'immediato cessate il fuoco. C’è qualche autore che per lei è stato fonte d’ispirazione? Sono stati significativi gli incontri giovanili con “Terra” di Stefano Benni, “Libera Nos a Malo” di Meneghello e “Guida intergalattica per autostoppisti” di Douglas Adams, ma l’autore cui sono più legato è Terry Pratchett, maestro del genere fantasy. Il libro è un progetto editoriale che ha curato lei, non un editore. Perché? Perché era di difficile collocazione nel mercato. Aveva gli elementi del thriller, ma non era un thriller, quelli del fantasy, ma non era un fantasy ed era un libro umoristico. Così ho curato personalmente il progetto editoriale, circondandomi di professionisti che lavorano anche per grandi editori, come Tommaso Ronda, ad esempio, illustratore di alcune collane di Geronimo Stilton. Quando gli editori hanno visto che veniva apprezzato da migliaia di persone si sono fatti avanti. Ha un figlio adolescente: anche lui è appassionato del genere fantasy? È onnivoro. Ma è stato lui il mio primo pubblico per “Un maledetto lavoro”: le sue reazioni mi hanno fatto da guida nello sviluppo del romanzo. Mi suggeriva cosa cambiare, cosa aggiungere. Nel libro si parla di Sincroverso. Cos’è? Il Sincroverso è una risposta alle dispute degli appassionati della Marvel sul Multiverso, dei detrattori di Christopher Nolan e del suo Interstellar, raccoglie le questioni sui viaggi nel tempo e il tema dalla fisica quantistica e dello spaziotempo. Il Sincroverso è la risposta. Ed è, naturalmente, 42. Come risponde il computer della “Guida” di Adams.

Stefania Martini

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