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Vicenza, i nuovi poveri del covid bussano al Comune: boom di richieste d’aiuto di famiglie “normali”

In un anno e mezzo molte famiglie insospettabili hanno perso tutto

La pandemia ha lasciato una pesante eredità di indigenza economica a Vicenza. L’ha misurata l’iniziativa “Ripartiamo” del Comune, di cui ieri sono stati diffusi i dati. C’erano centomila euro da dividere in buoni da 500 euro: sono state 559 le domande presentate e, come ha annunciato l’assessore Matteo Tosetto, “sono oltre 200 i nuclei familiari residenti in città che beneficeranno di questo contributo, per un totale di quasi 900 persone coinvolte, più di 400 delle quali minori. Un grazie in anticipo va a coloro che metteranno a disposizione le proprie competenze e il proprio tempo a favore della comunità, contribuendo al processo di ripartenza economica e sociale del territorio”.

Il primo dato è che metà delle persone coinvolte dal progetto di aiuto sono bambini: vuol dire che non si tratta, come si potrebbe pensare, di anziani soli ma sono le famiglie a essere pesantemente colpite.

Ma quello che balza all’attenzione è che per 200 domande accolte ben 324 domande non sono state accolte e 33 le domande escluse. Vuol dire che circa il 60% delle domande avevano i requisiti e sono state respinte. Un’enormità.

Ma è il confronto con l’anno passato che fa capire quanto drammatica sia la situazione determinatasi a Vicenza a causa del covid. Nel 2020, infatti, l’iniziativa era stata coordinata da Vicenza per tutto il distretto sanitario di cui il capoluogo fa parte, vale a dire 352mila persone.

Erano stati messi a disposizione, grazie a un fondo della Regione, 190mila euro. Le domande arrivate erano state 1.180, 504 delle quali in possesso dei criteri di accesso. Erano stati erogati 380 contributi del valore di 500 euro ciascuno ad altrettante famiglie del distretto, 200 delle quali residenti a Vicenza.

L’iniziativa “Ripartiamo” sostiene le famiglie con un bonus di 500 euro: 200 le domande accolte ma ben 324 quelle che avevano i requisiti ma sono state respinte

Matteo Tosetto
L’assessore al Sociale di Vicenza, Matteo Tosetto

Restringendo quest’anno l’ambito solo al Comune di Vicenza, che ha meno di un terzo degli abitanti del distretto, si ipotizzava che le domande sarebbero state assai minori rispetto all’anno scorso e che 100mila euro sarebbero bastati. Invece, le domande sono state la metà rispetto all’anno scorso e non un terzo. Così i 100mila euro non sono stati sufficienti. Anzi, le domande di coloro che hanno i requisiti ma non possono essere accontentati sono appunto il 60% in più rispetto alle domande accolte.

Si tratta di un numero notevole, inatteso anche all’assessorato agli Interventi sociali nonostante siano stati ampliati anche i criteri di ammissibilità: come puntualizza l’assessore Tosetto, ciò è dovuto anche all’emergere di situazioni “normali”, cioè di persone non marginali che avevano un lavoro e un reddito; persone che adesso sono state ridotte in miseria perché l’emergenza covid ha spazzato via lavoro e sicurezze.

Cosa si può fare? L’assessore Tosetto ha tutta l’intenzione di riproporre il progetto, ma trovare finanziamenti a breve periodo non sarà semplice.

I 202 nuclei familiari che beneficeranno del sostegno – dichiara la nota comunale – erano sconosciuti prima della pandemia ai servizi sociali comunali, ma proprio a causa del covid hanno perso o ridotto notevolmente il lavoro senza adeguati ammortizzatori sociali.

Nel dettaglio, si tratta di 867 persone, 410 delle quali minori. Sono 46 le persone con disabilità, 18 quelle che hanno contratto il covid mentre 4 nuclei hanno avuto familiari deceduti per covid. Inoltre, 34 persone aventi diritto alla cassa integrazione hanno dichiarato di non averla percepita mentre 35 persone hanno certificato spese sanitarie superiori a 500 euro.

Queste persone non riceveranno il sussidio a fondo perduto: dovranno stilare un “patto di comunità” in base al quale si impegnano a svolgere attività legate al sostegno alle persone con maggiori difficoltà (aiuto nella raccolta alimentare, accompagnamento e sostegno allo studio).

Di fronte ai “nuovi poveri” servono misure nuove e serve dirottare a loro cespiti di bilancio

Fin qui il fatto. Le cifre ci mettono di fronte a una situazione che è pericolosamente diffusa in città, come ha testimoniato a chi scrive non solo Matteo Tosetto ma anche l’assessore Cristina Tolio, la quale tocca con mano le difficoltà di molte famiglie, assolutamente insospettabili, a sostenere le spese per l’istruzione dei figli o dei centri estivi. Sui centri estivi, poi, ci sarebbe da scrivere un romanzo, visto che l’Ipab minori interviene con 60mila euro a sostenere 200 ragazzi.

Che fare, allora per tamponare questa emergenza? Siamo di fronte davvero a dei “nuovi poveri” che fino a un anno e mezzo fa nessuno, nemmeno gli interessati, pensava fossero tali.

La mia riflessione. Magari, prima di destinare il maggior introito giunto dallo Stato a sgravare le attività economiche dalle bollette dei rifiuti, com’è stato annunciato ieri del tutto legittimamente, si poteva pensare a rifinanziare questo progetto di sostegno che appare benemerito.

Si è parlato ieri di 1,2 milioni di euro arrivati dallo Stato grazie al decreto sostegni e subito destinati alle attività economiche: per carità, va evitata una “guerra tra poveri”, ma stornare da questo capitolo altri 100mila euro o 150mila, insomma quanto serviva, e destinarli a rifinanziare il progetto “Ripartiamo” non doveva essere un’impresa ragionieristica impossibile. E sarebbe costata molto meno che realizzare una nuova rotatoria, tanto per citare un caso preso a esempio per indicare il costo sopportabile della rata annuale di mutuo per l’acquisto di palazzo Thiene. (a.d.l.)

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