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Borse di studio, presidio degli studenti sotto Palazzo Ferro Fini

Udu e Rete degli Studenti Medi ascoltati dai capigruppo regionali: “In Veneto 4mila idonei senza fondi, servono risposte concrete”

Borse di studio, presidio degli studenti sotto Palazzo Ferro Fini

Foto dell'evento

Sono saliti fino a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, con numeri e richieste precise. Ieri, 24 febbraio, una delegazione dell’Unione degli Universitari di Padova, Venezia e Verona e della Rete degli Studenti Medi del Veneto è stata ricevuta dai capigruppo del consiglio regionale dopo un presidio organizzato per riportare al centro del dibattito il tema delle borse di studio.

Sul tavolo, dati che gli studenti definiscono «allarmanti»: in Veneto sarebbero circa 4mila gli idonei non beneficiari della borsa di studio per l’anno in corso. A questi si aggiungerebbero 2.700 studenti ancora in attesa dell’erogazione risalente a due anni fa. «È una situazione inaccettabile – dichiarano i rappresentanti ricevuti in Consiglio -. Chiediamo misure concrete che garantiscano davvero il diritto allo studio universitario».

Secondo quanto riferito dalle associazioni, la maggioranza avrebbe assicurato l’intenzione di coprire tutte le borse di studio, in linea con le dichiarazioni del presidente della Regione, Luca Zaia. Ma gli studenti chiedono atti formali e tempistiche certe. «Non possiamo accontentarci delle parole. Prima di parlare di giovani e di nuove iniziative, servono risposte reali ai 4mila studenti che da cinque mesi sono senza certezze né sostegno economico. E a loro si aggiungono migliaia di ragazzi che attendono ancora la borsa dal 2023».

Nel mirino anche il meccanismo che, secondo le organizzazioni studentesche, finirebbe per scaricare sulle università l’anticipo delle risorse non ancora stanziate dalla Regione. «Il nuovo presidente dovrebbe rispondere alle esigenze materiali delle famiglie venete, invece di lasciare che siano gli atenei ad anticipare ciò che la Regione decide di non finanziare».

Dal confronto sarebbe emersa anche la disponibilità ad aprire ulteriori tavoli di lavoro sul tema. «Noi siamo qui – concludono – e siamo pronti a confrontarci. Ma abbiamo bisogno di fatti concreti e di certezze».

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