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Curiosità
05.03.2026 - 20:05
La Malcontenta, @foto Villa Foscari, la Malcontenta
Passandoci davanti lungo il Naviglio del Brenta, appare come un tempio greco trasportato nel cuore del Veneto. Maestosa, perfetta, quasi divina. Ma Villa Foscari, nota a tutti come "La Malcontenta", nasconde un'anima nera che i libri di storia dell'arte tendono a sussurrare appena. Il motivo del suo nome non è una scelta estetica, ma il grido silenzioso di una prigioniera di lusso.

La leggenda, supportata da cronache dell'epoca, narra di Elisabetta, una nobildonna veneziana della famiglia Foscari, celebre per la sua bellezza sfolgorante e il suo spirito troppo libero per la Venezia del '500. Accusata di infedeltà e condotta scandalosa, il marito decise di non ucciderla (per evitare il disonore pubblico), ma di condannarla a un destino peggiore: l'esilio perpetuo all'interno della Villa.
Elisabetta visse trent'anni tra quelle mura affrescate, senza mai poter varcare la soglia, senza mai essere vista da nessuno alle finestre. Una reclusione totale in un paradiso che per lei divenne un inferno di isolamento.
Ancora oggi, chi lavora nella Villa o i rari visitatori che si trattengono al tramonto, parlano di una figura femminile che aggira tra le sale del piano nobile. Non è un'entità spaventosa, dicono, ma una presenza che emana una malinconia raggelante.
La particolarità? Elisabetta apparirebbe vestita di nero, con i capelli rossi sciolti, ma senza lineamenti definiti, come se il tempo e l'oblio avessero cancellato la sua identità durante i tre decenni di prigionia.

Al di là del paranormale, il dato reale che attira migliaia di curiosi è l'architettura stessa. Villa Foscari è l'unica di Palladio a non avere una vera e propria cinta muraria o rustici agricoli intorno: sorge isolata, come una torretta di guardia sulla laguna. Chi entra avverte immediatamente un'acustica strana e una disposizione delle stanze pensata per sorvegliare senza essere visti.
Oggi la Villa è meta di esperti internazionali che cercano di capire come una struttura così armoniosa possa ospitare una storia così cupa. Il nome "Malcontenta" resta lì, a ricordare a ogni passante che la bellezza, a volte, è solo una gabbia molto costosa.
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