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Teatro sociale

Al Teatro Ristori il racconto civile di Iannacone tra cronaca, musica e memoria

Mercoledì 22 aprile a Verona lo spettacolo “Che ci faccio qui in scena”: un viaggio nelle storie invisibili del Paese che diventano denuncia e partecipazione collettiva

Domenico Iannacone

Domenico Iannacone

Le storie più profonde spesso scorrono accanto senza lasciare segni evidenti. Da questa riflessione nasce “Che ci faccio qui in scena”, lo spettacolo di e con Domenico Iannacone in programma mercoledì 22 aprile alle 20.30 al Teatro Ristori di Verona, all’interno della rassegna “Serate d’autore”. Un appuntamento che porta sul palco un racconto civile capace di interrogare il presente e il ruolo di chi lo osserva.

Volto noto del giornalismo televisivo italiano, Iannacone traduce in teatro il lavoro maturato negli anni tra inchieste e reportage nei territori più fragili del Paese. Il risultato è una narrazione che supera i confini del piccolo schermo e diventa esperienza diretta: parole, immagini e suoni si intrecciano in uno spazio intimo, dove il pubblico è chiamato a partecipare.

Lo spettacolo si nutre della cronaca e cambia nel tempo, adattandosi agli eventi e alle urgenze dell’attualità. Materiali, incontri e testimonianze raccolti durante la carriera del giornalista vengono rielaborati in una forma confidenziale che riduce le distanze tra palco e platea. Il teatro si trasforma così in luogo di prossimità, dove le storie tornano a chiedere ascolto.

Alla base del lavoro c’è l’idea che le vicende più straordinarie siano quelle che passano inosservate. Un approccio che affonda nelle radici del neorealismo e della tradizione documentaristica italiana, ma che si apre a un linguaggio contemporaneo. In scena, Iannacone accompagna lo spettatore nei luoghi attraversati, costruendo un’esperienza emotiva e condivisa.

Determinante anche l’apporto visivo e musicale: le video-installazioni mostrano volti e paesaggi, mentre la musica dal vivo sostiene il ritmo narrativo. Il risultato è una drammaturgia stratificata che unisce denuncia e poesia, restituendo dignità a storie spesso marginali.

Con una carriera segnata da importanti riconoscimenti, il giornalista porta al Ristori uno spettacolo di circa due ore che si presenta come testimonianza e domanda aperta. Un teatro che non offre soluzioni, ma invita a guardare più a fondo la realtà.

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