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Disastro ambientale
18.04.2026 - 10:45
L'ingresso dello stabilimento Miteni
Le associazioni promotrici del Patto di Comunità per l’ecogiustizia nei territori colpiti dai PFAS tornano a farsi sentire. Legambiente Veneto e Cgil Veneto hanno ribadito al Comune di Trissino la richiesta di poter assistere, come semplici uditori, alle Conferenze di servizio che definiranno il futuro dell’area dell’ex stabilimento Miteni, cuore della contaminazione che da anni coinvolge la valle dell’Agno e gran parte della provincia di Vicenza.
La sollecitazione è stata formalizzata con una nuova comunicazione indirizzata al Municipio trissinese, responsabile del procedimento, e alla Provincia. Le associazioni spiegano di comprendere i richiami normativi avanzati nella prima risposta dell’Amministrazione, ma ricordano che nulla vieta di prevedere modalità di partecipazione non interferenti con l’iter decisionale, soprattutto quando si tratta di un interesse pubblico così ampio. Richiamano, a dimostrazione, esperienze analoghe già sperimentate altrove, come nel percorso partecipativo avviato nelle Marche per la bonifica dell’ex SGL Carbon.
Non si chiede di intervenire né di rallentare i lavori, precisano da Legambiente, ma semplicemente di poter assistere alle sedute. Si tratta di una presenza che, secondo i promotori del Patto di Comunità, rafforzerebbe trasparenza, credibilità e fiducia, elementi essenziali in un processo che coinvolge centinaia di migliaia di cittadini esposti alle ricadute dell’inquinamento.
Legambiente e Cgil avevano accolto con favore l’apertura manifestata dal Comune nell’indicare la volontà di garantire maggiore informazione, ma l’assenza di ulteriori riscontri ufficiali ha spinto le associazioni a rinnovare l’appello: basterebbe consentire, già dai prossimi incontri, la presenza di almeno due delegati in qualità di uditori. Un segnale semplice ma concreto di disponibilità e responsabilità istituzionale.
Accanto al tema della partecipazione, resta però irrisolto il nodo principale: le decisioni tecniche sugli interventi da realizzare nell’area dell’ex Miteni. Finora le informazioni diffuse riguardano soprattutto la messa in sicurezza del sito, un passaggio ritenuto necessario ma insufficiente a risolvere la contaminazione da PFAS. Per questo Legambiente e Cgil chiedono al Comune di rendere pubblico lo stato dell’iter, chiarire se sia stata valutata la possibilità di una bonifica integrale e divulgare eventuali studi o confronti tra scenari alternativi.
Dopo tredici anni dall’emersione del problema, sostengono le associazioni, è indispensabile capire se si intenda limitarsi a contenere l’inquinamento o puntare a una soluzione definitiva, con analisi trasparenti su costi, tempi e benefici delle diverse opzioni. Le comunità coinvolte, ricordano, non possono più accontentarsi di dichiarazioni generiche: servono scelte chiare e tempi certi.
La Cgil del Veneto ribadisce di aver aderito convintamente al Patto di Comunità, considerato uno strumento indispensabile per impedire che il sito continui a compromettere una delle falde acquifere più importanti d’Europa. Per il sindacato, il percorso deve tenere insieme due obiettivi: passare dalla messa in sicurezza alla bonifica integrale e costruire un processo realmente partecipato, che coinvolga anche quelle associazioni che da oltre dieci anni si battono per la tutela della salute, degli ex lavoratori e dell’ambiente.
Il Patto di Comunità, promosso da un ampio cartello di realtà sociali e civiche, nasce proprio con questa finalità: accompagnare la bonifica attraverso monitoraggio civico, trasparenza e responsabilità condivisa, affinché l’area dell’ex Miteni possa un giorno essere restituita a nuove funzioni e diventare un luogo rigenerato, simbolo di un territorio che ha scelto di non dimenticare.
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