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Territorio
22.02.2026 - 10:06
L' idrovora Zuccona
Il sistema elettrico è stato sventrato, mettendo fuori gioco temporaneamente il presidio
Il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo lancia un forte allarme sulla sicurezza delle proprie infrastrutture strategiche, bersagliate da una lunga serie di atti vandalici e furti, negli ultimi anni, che mettono a repentaglio la sicurezza dei territori. Un episodio si è verificato nelle scorse settimane all’idrovora Zuccona, nel Comune di Cona. Proprio per porre fine a questa escalation, il Consorzio conferma che la sorveglianza su tutte le strutture verrà aumentata. “Il caso Zuccona - sottolinea il Consorzio - è emblematico per la sproporzione tra il misero profitto dei malviventi e il rischio causato alla popolazione: per asportare cavi di rame dal valore di mercato stimato in poche centinaia di euro, l'impianto elettrico è stato sventrato, mettendo fuori gioco per ben 32 ore un presidio che garantisce lo scolo e la sicurezza idraulica di oltre 160 ettari di territorio agricolo. In un’area fragile come quella del veneziano, un simile fermo durante un'allerta meteo avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime per l'incolumità collettiva”.
Questo episodio si inserisce, si sottolinea, in un contesto di vera e propria emergenza: negli ultimi anni, il Consorzio è stato ripetutamente colpito da sabotaggi mirati e danni ingenti. Tra i precedenti più gravi si annoverano la manomissione dello sgrigliatore di un’idrovora, il cui ripristino richiede oggi un investimento di 40 mila euro di soldi pubblici, l’incendio doloso di un escavatore, il sabotaggio delle periferiche per il telecontrollo, oltre ai sistematici furti di carburante dai mezzi d’opera nei cantieri. A rendere queste strutture particolarmente vulnerabili è la loro stessa collocazione geografica: le idrovore sono spesso situate in luoghi isolati, distanti dai centri abitati e raggiungibili solo percorrendo chilometri di argini sterrati.
Allo stesso modo, i mezzi d'opera impegnati in aperta campagna non possono essere ricoverati ogni sera per ragioni logistiche ed economiche. Si tratta di condizioni che rendono tecnicamente impossibile garantire un presidio fisico costante, offrendo purtroppo terreno fertile a chi intende agire indisturbato. Esiste poi l'insidia della "finestra di buio": non tutti gli impianti sono dotati di telecontrollo e molti vengono presidiati solo durante le fasi di piena operatività.
Se un furto o una manomissione avvengono in un periodo di calma meteorologica, il personale rischia di accorgersi del danno solo al successivo giro di controllo, lasciando il territorio scoperto proprio nel momento in cui le pompe dovrebbero entrare in funzione per fronteggiare un'emergenza. Duro il commento del presidente del Consorzio. “Siamo di fronte a una situazione inaccettabile che non colpisce solo un ente, ma l'intera comunità – dichiara Fabrizio Bertin. Chi compie questi gesti, per pochi spiccioli o per puro vandalismo, non comprende che sta mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone e l'integrità dei territori. Ogni ora di inattività forzata di un impianto rappresenta una ferita alla protezione del nostro suolo”.
Alessandro Abbadir
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