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Cronaca

Trento, rapina all’imprenditore Gallizioli: due componenti della banda patteggiano una pena di 4 anni

Il bottino da 300.000 euro, orologi di lusso e gioielli, non è mai stato trovato

Altivole: arrestato un 49enne di Castelfranco Veneto per una rapina commessa nell' agosto del 2021

Immagine di repertorio

A sei mesi dalla rapina a mano armata nella villa dell’imprenditore del settore tessile Eugenio Gallizioli, due dei tre membri della banda hanno scelto di patteggiare, accettando una pena di 4 anni e 2 mesi di carcere, con una multa di 1.200 euro ciascuno. Il giudice per l’udienza preliminare Enrico Borrelli ha ratificato l’accordo, con la confisca di quanto sequestrato nel corso delle indagini: circa 2.000 euro in contante, cellulari e un orologio da polso.

I due imputati, Arsild Memaj (21 anni), attualmente in carcere a San Vittore di Milano, e Klodjan Cesku (32 anni), detenuto a Spini di Gardolo, sono accusati di aver partecipato alla rapina messa a segno la notte dell'8 ottobre scorso, quando l’imprenditore venne sequestrato per oltre quattro ore, minacciato con una pistola e un coltello, e derubato di 302.000 euro in contanti, sette orologi di lusso e vari gioielli in oro. Nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine, il bottino non è mai stato recuperato.

I due accusati hanno ammesso le proprie responsabilità, esprimendo rimorso per quanto fatto. In una dichiarazione scritta, hanno spiegato: «Ho sbagliato, ammetto le mie responsabilità». La notte della rapina, Memaj e Cesku, con l'aiuto di altri complici, avevano preso d’assalto la villa di Gallizioli in via Valzolgher, riuscendo a sventrare la cassaforte dell’imprenditore, che non aveva voluto fornire il codice di apertura.

Durante le indagini è emerso che la Golf usata dalla banda per gli spostamenti era di proprietà dell'ex compagna di Cesku, mentre Memaj, insieme a un altro complice, aveva preso la Skoda di Gallizioli per recuperare la mola a disco necessaria a scassinare la cassaforte.

Nonostante il patteggiamento, il danno subito dall’imprenditore è ingente. Gallizioli, assistito dal suo avvocato Andrea de Bertolini, ha richiesto un risarcimento di 400.000 euro, ma la parte civile è stata esclusa dal patteggiamento.

Il processo per il terzo imputato

Il terzo membro della banda, Marjan Ndrekaj, 44 anni, originario di Cassano delle Murge (Bari), è stato rinviato a giudizio. Ndrekaj, considerato il capo del gruppo, è stato arrestato il 1° novembre 2025 ed è attualmente detenuto nel carcere di Montorio Veronese. Sarà processato a luglio. Durante l’interrogatorio, Ndrekaj ha respinto le accuse e si è detto disponibile a sottoporsi al prelievo di campioni biologici per le comparazioni con le tracce rinvenute sul luogo del crimine.

Un colpo pluriaggravato

Tutti e tre gli imputati sono accusati di rapina in concorso, con una serie di aggravanti: l'uso di armi (pistola e coltello), l'agire travisati con passamontagna, il sequestro di persona e il danno subito dalla vittima, che è stata immobilizzata e minacciata per ore. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Ognibene, si sono avvalse di intercettazioni telefoniche, tabulati, e video registrati dalle telecamere di sorveglianza, permettendo di ricostruire i movimenti dei rapinatori.

Il quadro accusatorio è stato confermato grazie alle indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Trento e alle analisi del RIS di Parma. La refurtiva, tuttavia, non è mai stata recuperata, così come la pistola e il coltello utilizzati per minacciare Gallizioli.

Un altro colpo nella lunga lista

Questa rapina, che ha scosso la comunità locale, si inserisce in un quadro di criminalità organizzata sempre più sofisticata. Nonostante l’intensificazione dei controlli e degli sforzi investigativi, la banda ha agito con determinazione e freddezza, portando a termine il colpo in modo professionale.

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