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SALUTE
26.02.2026 - 11:37
Erano il classico fastidio primaverile, qualche starnuto di troppo, gli occhi che lacrimavano a marzo. Oggi le allergie sono diventate qualcosa di molto più complesso e pervasivo: una condizione cronica, presente tutto l'anno, che secondo i dati più aggiornati colpisce tra il 20 e il 30% della popolazione mondiale — e in alcuni Paesi industrializzati la quota supera già il 30%. L'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un allarme preciso: entro il 2050 fino alla metà della popolazione globale potrebbe sviluppare una patologia allergica. Inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici, stili di vita sempre più distanti dalla natura. Sono questi i grandi acceleratori di un'epidemia che avanza in silenzio, spesso ignorata fino a quando non diventa impossibile da gestire.
In Italia la situazione è già critica, e i numeri del 2025 lo confermano senza margini di dubbio. La rinite allergica interessa tra il 15 e il 20% degli adulti. L'asma riguarda il 5% della popolazione adulta, ma sale fino al 10% tra i bambini. Le allergie alimentari colpiscono il 6-8% dei più piccoli, con una curva in costante crescita che preoccupa i pediatri quanto i medici di famiglia. Se le proiezioni saranno confermate, entro il 2030 quasi quattro italiani su dieci potrebbero soffrire di rinite allergica. Ma dietro queste cifre c'è una realtà quotidiana spesso sottovalutata: notti insonni, difficoltà di concentrazione, calo delle performance scolastiche e lavorative, aumentato rischio di complicanze respiratorie. Il cosiddetto "raffreddore da fieno", come molti ancora lo liquidano con una certa superficialità, è in realtà una patologia infiammatoria con un costo umano, sociale ed economico tutt'altro che trascurabile. Ignorarla o gestirla male significa esporsi a un peggioramento progressivo che, nei casi più seri, può portare fino all'asma conclamata.
C'è poi un elemento nuovo che i clinici osservano con attenzione crescente, e che cambia radicalmente il quadro rispetto a qualche decennio fa: la stagionalità delle fioriture si è modificata in modo significativo. Le piante fioriscono prima, più a lungo, con concentrazioni polliniche più elevate rispetto al passato. E quando questo dato si combina con livelli crescenti di inquinanti atmosferici presenti nelle nostre città, la risposta infiammatoria delle vie aeree si amplifica in modo considerevole. Il risultato è che oggi ci si sensibilizza all'allergia anche in età adulta, cosa un tempo molto meno frequente, e che i periodi di esposizione si allungano fino a coprire buona parte dell'anno. Non più una questione di settimane, ma di mesi. Con tutto ciò che questo comporta in termini di qualità della vita e di pressione sul sistema sanitario.
In questo scenario è il farmacista a trovarsi spesso in prima fila, prima ancora dello specialista e talvolta persino del medico di base. Il dottor Guido Franceschetti, titolare della Farmacia Nadalini di Adria, nel Polesine, lo descrive con la precisione di chi gestisce questa realtà ogni giorno, dietro un bancone che è diventato un vero e proprio punto di ascolto e orientamento clinico: «Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento significativo delle richieste legate alle allergie, non solo stagionali ma anche perenni. Molti pazienti arrivano già con una diagnosi, ma altrettanti si presentano con sintomi sottovalutati: naso chiuso persistente, tosse notturna, stanchezza cronica. Il farmacista è spesso il primo interlocutore sanitario a cui si rivolgono». Un ruolo che va ben oltre la dispensazione del farmaco e che richiede competenze comunicative, capacità di triage e una conoscenza aggiornata della letteratura allergologica. «La gestione dell'allergia non si limita al farmaco sintomatico — spiega Franceschetti —. È fondamentale aiutare il paziente a riconoscere i trigger, a seguire correttamente la terapia prescritta e, quando necessario, a indirizzarlo verso lo specialista per approfondimenti diagnostici come i test allergologici». Una funzione di filtro e di accompagnamento che, in un sistema sanitario sotto pressione, ha un valore sempre più strategico.
Uno dei problemi più ricorrenti nella gestione delle allergie, tanto a livello ambulatoriale quanto farmaceutico, è la scarsa aderenza alla terapia. Il paziente interrompe il trattamento appena i sintomi regrediscono, senza completare il ciclo consigliato, convinto di essere guarito o semplicemente desideroso di smettere di assumere farmaci. Un comportamento comprensibile sul piano psicologico, ma clinicamente controproducente: riduce l'efficacia dell'intervento terapeutico e favorisce la ricomparsa dei disturbi, spesso con intensità maggiore rispetto all'episodio precedente. Il farmacista diventa allora anche educatore e alleato terapeutico: spiega le differenze tra antistaminici di prima e seconda generazione, chiarisce modalità e tempi di assunzione, avverte su effetti collaterali e possibili interazioni con altri farmaci. E poi c'è la prevenzione comportamentale, un capitolo spesso trascurato ma di grande impatto pratico: monitorare i bollettini pollinici, scegliere l'orario giusto per arieggiare casa, praticare regolarmente la detersione nasale con soluzione salina, evitare l'esposizione nelle ore di punta. Piccoli accorgimenti quotidiani che, se adottati con costanza e consapevolezza, riducono in modo significativo l'esposizione agli allergeni e alleggeriscono il carico sintomatologico.
«L'allergia non va banalizzata — conclude il dottor Franceschetti —. È una patologia infiammatoria che può evolvere e peggiorare nel tempo. Il nostro compito è accompagnare il paziente con informazioni corrette, consigli personalizzati e un monitoraggio costante. La farmacia è un presidio di prossimità che può fare davvero la differenza». I numeri sono chiari, la tendenza è inequivocabile. La sfida allergologica dei prossimi decenni non si vince solo con i farmaci, ma con prevenzione, educazione sanitaria e una rete territoriale capace di intercettare il problema prima che diventi cronico e invalidante. In questo scenario, il farmacista non è una figura di confine, una presenza accessoria tra il paziente e il medico. È, sempre di più, una figura centrale nella tutela della salute respiratoria e nella gestione quotidiana di una condizione che riguarda — e riguarderà sempre di più — tutti noi.
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