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Alla Costampress il rilancio si ferma: ora incombe la liquidazione

Il fondo Accursia non versa i 150mila euro promessi al tavolo regionale. A rischio il concordato e il futuro di 100 lavoratori dello stabilimento di Gardigiano.

Costampress in crisi

Le bandiere dei sindacati all'esterno dell'azienda, durante la riunione dei lavoratori del 15 marzo

Sarà un primo maggio amaro per i lavoratori della Costampress. L’azienda di Gardigiano di Scorzé all’inizio del mese ha subito un duro colpo: Accursia Capital, fondo proprietario dell’azienda, non ha versato i soldi promessi al tavolo dell’Unità di Crisi Regionale. E con il piano di rilancio concordatario ancora al vaglio, l’ipotesi più probabile sembra essere ora la liquidazione giudiziale.

Il culmine di una situazione già tesa da mesi è arrivato, alla fine. Lunedì 13 aprile Accursia avrebbe dovuto versare 150mila euro da investire in manutenzioni agli impianti (Costampress produce pressofusioni in alluminio), soldi promessi pochi giorni prima dal rappresentante del fondo Swen Graf, al tavolo con Regione e sindacati. Il mancato investimento in manutenzioni di tutela della produzione nel lungo periodo aveva messo in guardia i sindacati già verso la fine di marzo. Inoltre i soldi, che non sono arrivati nella settimana seguente la scadenza, erano anche la condizione necessaria alla tenuta del concordato, il piano di rilancio siglato tra proprietà e maggiori clienti di Costampress, ancora in approvazione ad opera dei Commissari. Con il concordato in situazione di fragilità e il reale rischio che i creditori si ritirino, l’ipotesi più probabile sembra essere la liquidazione.

“Non è solo l’ennesimo impegno tradito, ma un atto di responsabilità che spinge l’azienda verso il baratro”, commentano durissime Fiom Cgil e Fim Cisl, che seguono la vertenza e che hanno dapprima lanciato lo stato di agitazione, per poi annunciare una giornata di sciopero e presidio il 21 aprile, fuori dalle aule regionali dove Accursia, sindacati e istituzioni si sono incontrate in quella data. “Accursia si conferma come un soggetto del tutto inaffidabile, che ha messo in atto solo operazioni di svuotamento. Non resteremo a guardare mentre la finanza predatoria distrugge un presidio industriale e il futuro dei lavoratori”. Un giudizio pesante, che si accompagna alla descrizione di un modello già visto: acquisizione, cessione di asset (Accursia aveva già venduto stabilimenti e macchinari di Costampress) e mancato rispetto degli impegni. Copione peraltro applicato anche alla Aluminium Die Casting di Saonara e alla Friulpress di Sesto al Reghena, di proprietà di Accursia e vendute a sorpresa e quasi a scatola chiusa la prima settimana di aprile, nello sconcerto generale.

Ora lo scenario più probabile sarà la liquidazione giudiziale, il che significa l’entrata in cassa integrazione dei 100 dipendenti di Costampress (solo pochi mesi fa erano 150). La strada alternativa sarebbe quella di trovare un acquirente che nei mesi scorsi si era dimostrato seriamente deciso a investire, ma sarebbe comunque una possibilità remota, complicata e impervia per l’azienda. Un’altra crisi nel nostro territorio, che lascia una ferita visibile: la mancata occupazione di un centinaio di persone, e un altro pezzo del tessuto economico che rischia di strapparsi.

Davide Grosoli

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