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07.01.2026 - 08:36
L'auto di Leone e Francesco Nardon
Inizia la demolizione del Ponte dei Nori a Valdagno, un passo decisivo dopo la tragedia avvenuta lo scorso 17 aprile. In quella drammatica giornata, il ponte cedette mentre l’auto di Leone e Francesco Nardon stava attraversando la struttura, causando la morte del padre e del figlio. La Procura di Vicenza, che ha avviato le indagini, ha emesso una richiesta formale per l’abbattimento dell’infrastruttura, a causa della sua precarietà e per la siccurezza della comunità.
Demolizione necessaria per garantire la sicurezza
Il sindaco di Valdagno, Maurizio Zordan, ha confermato che la demolizione è stata avviata su indicazione dei consulenti tecnici incaricati dalla Procura, che indaga sul crollo. Zordan stesso è indagato per il cedimento del ponte, insieme a due funzionari comunali e tre responsabili della società di Rovigo che aveva effettuato i controlli strutturali sul manufatto. La demolizione, che richiederà circa dieci mesi, si rende necessaria non solo per motivi di sicurezza, ma anche per consentire ulteriori accertamenti sulle cause del crollo.
Costi elevati e appello alla Regione
Il primo passo per l’avvio dei lavori è il passaggio in Consiglio Comunale, dove si discuteranno anche i costi relativi alla demolizione e al ripristino della struttura. Il sindaco Zordan ha già chiesto un intervento urgente della Regione, affinché vengano trasferiti alla città i fondi spettanti dei 3,75 milioni di euro stanziati dal Governo per i danni causati dal maltempo dello scorso aprile. L’amministrazione comunale ha già destinato 620.000 euro per le misure di sicurezza dell’area e per il ripristino della viabilità, e spera di evitare un indebitamento ulteriore.
Indagini in corso per accertare le cause
Nel frattempo, le indagini proseguono. I consulenti tecnici stanno cercando di stabilire le cause precise che hanno portato al crollo del ponte, esplorando vari fattori. Tra questi, si esamina l’intensità delle precipitazioni registrate quel giorno, la condizione dell’alveo del fiume Agno a monte e la presenza dell’opera idroelettrica situata immediatamente a valle del ponte. Un altro punto centrale delle indagini riguarda la manutenzione dell’infrastruttura, che potrebbe aver giocato un ruolo determinante nel tragico incidente.
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