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Curtarolo: difficoltà affrontate nel silenzio, “In aumento del 15 per cento i casi seguiti”

Il sindaco Martina Rocchio: “Rispondiamo con la rete della dignità”

Martina Rocchio, sindaco di Curtarolo

Martina Rocchio, sindaco di Curtarolo

“Le nostre risorse sono limitate e non possiamo permetterci grandi opere faraoniche, ma stiamo operando per strutturare servizi sempre più mirati”

Mentre il dibattito economico si concentra spesso sui grandi numeri, nei centri della nostra provincia la fragilità sociale assume contorni più intimi e complessi. Abbiamo incontrato Martina Rocchio, sindaco di Curtarolo, per capire come una piccola amministrazione stia affrontando l’emergenza povertà in questo 2026, tra rincari e nuove solitudini.

A Este oltre 220 famiglie si trovano in difficoltà

Almeno 250 persone si presentano ogni mese per la spesa: “C’è chi non riesce a far quadrare i conti, a pagare l’affitto e le bollette”. Sono 156 i beneficiari della “carta dedica a te”

Sindaco Rocchio, l’emergenza povertà non risparmia nessuno, qual è la fotografia attuale di Curtarolo?

La fragilità esiste, ma è spesso legata a un forte senso di dignità. Chi ha davvero bisogno fa ancora fatica ad approcciarsi ai servizi sociali ufficiali. Per questo motivo, abbiamo scelto di agire attraverso una rete che definirei "discreta". I nostri assistenti sociali e i volontari lavorano per intercettare le esigenze in modo quasi silenzioso, andando incontro a persone sole o in difficoltà che, per pudore, non verrebbero mai a bussare alla porta del Comune.

La linea sottile delle fragilità nel Conselvano, sono quasi 1.500 le famiglie in coda ai servizi

Sono almeno 3.500 le persone in situazione di sofferenza economica o sociale, 400 nuclei vivono in condizioni di povertà assoluta o grave vulnerabilità. Difficoltà anche per giovani coppie e lavoratori precari

Il fenomeno è in aumento? Come intervenire in questo 2026?

Purtroppo sì. Negli ultimi due anni abbiamo registrato un incremento dei casi seguiti dai servizi sociali di circa il 15%. La sfida del futuro sarà proprio la gestione delle persone anziane sole che non hanno figli o nipoti che possano accudirle. Essendo una realtà non enorme, le nostre risorse sono limitate e non possiamo permetterci grandi opere faraoniche, ma stiamo conducendo uno studio approfondito per strutturare servizi sempre più mirati. L'obiettivo per il 2026 è ottimizzare ogni risorsa per non lasciare indietro nessuno.

Conselve oltre l’assistenzialismo

Nella gestione delle fragilità il Comune di Conselve ha scelto di andare oltre la logica dell’emergenza per approdare a quella dell’emancipazione. Non si tratta più soltanto di erogare sussidi, ma di ricostruire il tessuto sociale partendo dai cittadini più vulnerabili. A delineare questa strategia è Susanna Lazzarin, consigliere con delega al sociale, che pone l'accento su un cambio di paradigma fondamentale nel lavoro dei servizi territoriali.

“Il compito dei servizi sociali è di lavorare non solo per assistenzialismo alla persona, ma perché ci sia una promozione globale della persona stessa, - spiega Lazzarin -. In questi ultimi anni ho percepito che i servizi sociali lavorano in questa ottica: non solo come assistenza al bisogno primario, ma anche per la rimozione delle cause di questo disagio. È importante lavorare per ridare dimensione alla persona più che al bisogno immediato che comunque richiede una risposta”.

I dati del 2025 confermano la centralità dei minori e della famiglia in questa programmazione. Sono stati 90 i minori seguiti nell’ultimo anno, un numero in lieve crescita che ha richiesto un potenziamento di progetti come l’assistenza alla genitorialità, gli affidi e il supporto psicologico. Tra i fiori all’occhiello figura il Progetto Pippi, dedicato alla prevenzione dell'istituzionalizzazione dei minori, insieme a servizi concreti come il trasporto sociale e i voucher per la frequenza di asili nido, anche privati e fuori territorio.

Particolare attenzione è stata rivolta al nido comunale "Girasole": oltre alla prossima apertura della nuova sezione lattanti (sotto i 12 mesi), l’amministrazione ha deciso di ridurre le rette del 20%. Per gli adolescenti, invece, il riscatto passa attraverso percorsi di cittadinanza attiva come "Ci sto? Affare fatica!" e il bando "Oltre la campanella". L’obiettivo resta chiaro: trasformare il welfare in un investimento sul futuro della comunità.

In concreto, quali strumenti avete messo in campo negli ultimi mesi per sostenere queste situazioni?

Ci muoviamo su due fronti: l'assistenza diretta e il sostegno preventivo alle famiglie. Per le emergenze quotidiane, interveniamo con il pagamento delle bollette per chi è in affanno e con la distribuzione di carte prepagate per l'acquisto di generi alimentari. La scelta della carta prepagata non è casuale: chiunque può averne una nel portafoglio. In questo modo, quando si va a fare la spesa, non si è costretti a mettere in luce le proprie difficoltà personali. La tutela della dignità è, per noi, una priorità assoluta.

Venezia ha partecipato alla Rilevazione nazionale delle Persone Senza Dimora

Venezia è stata una delle 14 città campione d’Italia per l’indagine promossa da ISTAT e coordinata dalla FIOPSD. Grazie al supporto del Comune, dei Servizi Sociali e della Polizia Locale, i volontari hanno incontrato persone senza dimora nei dormitori e per strada, raccogliendo informazioni sulle loro condizioni sociali ed economiche. L’indagine servirà a orientare interventi più mirati e sostenibili sul territorio.

 

Avete puntato molto anche sulle giovani famiglie. Che tipo di supporto garantite?

Dal nostro insediamento, nel 2019, l'attenzione alle famiglie è stata costante. Offriamo bonus dedicati per i bambini dai 0 ai 3 anni, specificamente per chi frequenta le sezioni primavera e gli asili. Lo scorso anno, in base all'ISEE, siamo riusciti a erogare contributi che andavano da un minimo di 450-500 euro fino a un massimo di 2.850 euro a famiglia. È un servizio molto gradito perché tocca un raggio d'azione ampio: avere figli oggi comporta sfide economiche non indifferenti e noi cerchiamo di anticipare le criticità con doposcuola e servizi mirati.

C’è poi il tema della solitudine, che spesso colpisce gli anziani. Che fare?

Senza il volontariato, e lo dico con estrema franchezza, non potremmo fare nulla. Grazie all'associazione Auser e a tanti cittadini che si spendono per la comunità, garantiamo la consegna dei pasti a domicilio per chi non è in grado di cucinare. Fondamentale è anche il trasporto sociale: accompagniamo persone sole o anziane, che magari non hanno una rete familiare vicina, a fare visite mediche o commissioni necessarie. Il dialogo e il tatto restano le chiavi per capire le reali necessità di chi è solo.

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